25 dicembre 2007

Intermezzo 2 - Il Natale

Eccomi qua a scrivere qualche riga di ringraziamento sincero e di vividi auguri e qualche altra riga di critica e pensiero.
E' un dovere e un piacere augurare, a tutti coloro che leggeranno e che non leggeranno questo intervento, di passare un vero e sentito Natale, uno di quelli che ti spingono a sorridere per tutto ciò che vedi e che senti, nonostante il Bene ed il Male che uno può incontrare sul proprio cammino.
Detto questo, voglio fare un appello. Come ho detto nel primo Intermezzo, questi interventi saranno sempre sopra le righe, si discosteranno dagli Influssi.
In questo voglio fare un appello: vivete il Natale come dei bambini al momento di aspettare Babbo Natale o Gesù Bambino, ma evitate l'infantilità e i desideri terreni di regali e sorprese.
Sono ormai cresciuto per credere in leggende e miti come quelli natalizi, ma ogni volta vivo il Natale in modo sereno e lieto lasciando per un attimo in secondo piano l'esigenza di regalare.
Non che sia tanto tirchio e tacagno da non voler fare regali, al contrario non desidero nulla in cambio. Regalo, a volte anche cose di poco valore, ma non voglio nulla che compensi il mio affetto. A volte si rischia di vedere le feste come l'occasione per ricordarsi di ciò che si ha dimenticato. E' un bene prendere l'occasione per scusarsi, ma non chiedete scuse a Natale. Lasciate che siano gli altri a decidere se donarvi qualcosa. Forse l'unico modo per vivere bene il Natale è entrare nell'ottica del donare incondizionato, quello che fanno i bambini che anche di fronte alla malattia o alla tristezza, a volte regalano un sorriso.

Canto Di Natale Dimenticare/Ricordare I Pieno di tristezza sorge il sole, copre lì i regali, là lumi ardenti, posti in stalle senza parvenza di ricchezza: s'accendono cuori pieni, s'alzano voci di credenti e di chi s'approfitta del tempo.

Pendente di tristezza
ora so che dimenticare è come mancare certamente non dire è come mentire. Ma ricordando s'è troppo presenti, assilanti? Ma affermare è voler troppo bene?
Forse desiderare
di scriver voci e parole per una udienza generale. Stufo, creo un pensiero per qualcuno speciale: è mancato questo pensiero, per chi risorge i giorni da neri pozzi di pece, senza fondo.
Troppo profondi
i sonni che non riuscirò mai bene a sentire senza sapere che per molti ci sarà un domani, che saprai prima d'esistere e poi di poter fare: sorga per voi ogni giorno come un sentito
Natale,

BUON NATALE DA SPIRITO GIOVANE
Umilmente,
Daniele Fusetto

12 dicembre 2007

V° Influsso - Il Vuoto

Questo Influsso sarà ancora una poesia. Capiterà spesso di trovarne una dopo un Intermezzo, mi placa l'animo e mi risolleva. Ed è un modo anche per scusarmi con me stesso e con gli altri dei toni a volte troppo diretti che utilizzo. Forse sono solo mie paranoie, ma li reputerei più ragionamenti. Anche perché basta la poesia per far terminare ogni paranoia. Questa poesia racconta un senso di vuoto, di carenza di volontà, che a volte sento intorno a me. In questo nostro paese che si sta sfasciando, con questa carenza di equilibrio e di degni punti di riferimento, a volte senso una certa oppressione interna nelle persone. Come un vuoto che mangia la volontà di vivere da dentro. E questo è ovviamente un male. Non voglio comunque, come dice la poesia, imporre la mia visione agli altri. Questo è ciò che io sento ed è principalmente per me, come tutti gli altri Influssi. Se poi tale visione è condivisa, sono contento. Vuol dire che non sono pazzo.
Il Vuoto Nell'altrui è il Vuoto. S'insinua in improprio corpo come virus, cieca piaga che divora carne viva. La percepisco fin d'ora sotto la sua pelle: scivola come serpe, fin troppo libera di librarsi in lottato volo. L'altrui rimane solo. Ciò sento. Rimane mio unico tormento. Sentimento che non impongo: neanche ci penso. Senza dubbio le parole mie presero senso crudo e diretto. Ma dico, e non mento, che parlai per me dell'altrui immenso vuoto. Nell'altrui. Il Vuoto che mancai nell'altro e percepii quasi come mio. Perciò parlo. Tu giudica pure l'operato senza presenza di giudizio. Detta pure frasi squilibrate all'eterno infinito: aiuti il Vuoto. Manchi il palo che'l tuo occhio a preso a nolo per vedere il fuscello con cui a parer tuo mi dolo. Permane così nell'altrui e in te, il maledetto Vuoto. Umilmente, Spirito Giovane a.k.a. Daniele

8 dicembre 2007

Intermezzo 1 - Le Parole

Bando alle ciance, non sarà questo un intervento al livello degli Influssi, ma un po' più diretto. Perchè ne sento molto il bisogno. Per me e per gli altri. Ci sono certe cose che succedono qui attorno a me, nella mia vita, e che sinceramente mi fanno avere il tremendo sospetto che qualcuno abbia frainteso il vero senso di alcune parole. Sono consapevole del fatto che qualcuno potrebbe chiedermi chi sono io per criticare le opinioni di altri. Ma è una mera questione di logica, di coerenza interna e non esterne. Questo intervento serve per abbattere quelle piccole incoerenze che ho notato, incoerenze logiche.
[AVVERTENZE! Spero che nessuno se la prenda, è un mero esercizio di ragionamento. Quello stesso ragionamento che a volte viene paragonato alle fisime mentali. E tengo anche a precisare che non odio nessuna persona che possa trovarsi inserita in questi interventi, anzi proprio perchè tali persone sono a me care spero che capiscano dove a mio parere sbagliano.]


Primo Elemento - Le Parole Non Ragionate


Ma quanto diavolo bisogna urlare per far capire alla gente che è meglio leggere certe catene piuttosto che sprecare del tempo ad inviarle? A volte le catene contengono spunti interessanti per pensare a se o agli altri. Ma se queste catene sono l'occasione per alzare gli occhi al cielo, chiedere a Dio perchè gli ha fatto un simile sgarro e tentare di non venire colpiti dalla sfiga inviando tali catene ad un mucchio di persone, sono io quello che alza gli occhi al cielo.Una eccezione: quelle persone che notano una catena di frasi e che osservando la bellezza di tale frasi le inviano agli amici per condividerle. Questo è lo spirito giusto. E una persona me l'ha dimostrato.



Secondo Elemento - Le Parole Dette

Ecco un'altro mistero quotidiano. Mettiamo che una persona debba creare un certo numero di oggetti. Questa persona, che chiameremo A, si reca dalla persona B e gli chiede a squarcia gola ed in modo da essere comprensibile al massimo :«Scusa, non è che riesci a costruirmi questo numero di oggetti? Ovviamente ti pago e cerco anche le materie prime per te». Risposta :«Si non ti preoccupare, non c'è problema». Due ore dopo la persona B telefona alla persona A dicendo :«Scusami, non è che puoi venire qui da me a darmi una mano a fare gli oggetti che io non riesco a finirli tutti?».
A parte il fatto che molti verrebbero volentieri a darti una mano, mia cara persona B. Tuttavia resto perplesso: se ti sei presa la briga di creare questi benedetti oggetti, perchè poi telefoni per chiedere aiuto? Potevi anche pensarci su due minuti in più e rispondere che non avevi tempo. Davvero, le persone a volte non riescono a sentire le parole che dicono.


Terzo Elemento - Le Parole NON Dette

Quando qualcuno ti mette in bocca parole non tue. Capita poco sinceramente, ma resta sempre a mio parere un odioso episodio. Posso comprendere che alcune persone possano alla prima non capire qualcosa. Chiedete e vi sarà ridetto. Non voglio assolutamente offendere. Ma se qualcuno non è sicuro di aver capito bene alcune parole dette, può sempre chiedere che vengano ripetute. Soprattutto quando le parole sono pesanti e concrete, decisive e importanti. Fondamentali.

Quarto Elemento - Le Parole False

Posso capire che a volte sia difficile esternare alcuni concetti alle persone. Oppure farsi comprendere a pieno. Non perchè le persone manchino di intelligenza, ma perchè ognuno [soprattutto in Italia] è fatto a suo modo e con una sua prospettiva. Io infatti non sono qui a tentare di insinuarvi certe idee in testa, ma solo ad esternare certe idee: le mie. Quando le situazioni diventano difficili da spiegare molte volte le persone mentono. Lo si fa con i bambini, con quelle domande un po' imbarazzanti che mettono in difficoltà ogni genitore.
Ebbene odio quando questo viene fatto con persone adulte. In particolare, verso me stesso. Non che io mi reputi adulto. Certo, non sono più il bambino che andava dai suoi a fare domande imbarazzanti. E sapere questo mi basta.
Io non sopporto che una persona mi menta perchè vuole indorarmi il discorso. Sembra quasi che le persone decidano senza un tuo parere di scegliere per te, scegliere di mentirti per farti soffrire di meno. Ma non si accorgono che offendono? Offendono e in questo modo si ritengono superiori a te. Sembrano avere ogni ragione quando tu invece non ne hai.

Quinto Elemento - Le Parole Ragionate

Qui chiudo, altrimenti l'intervento diventerà illeggibile. Ringrazio chi me l'ha fatto notare, cercherò di accorciare anche se molte volte mi è impossibile. Questo è a mio parere il punto più importante. Dicevo prima che per alcune persone ragionare diventa sinonimo di rodersi dentro, battere sullo stesso chiodo, farsi delle seghe mentali. A volte tali persone sono le stesse che pensano che la vita sia mettersi in gioco oppure che sia l'unica che abbiamo e che quindi tutto è permesso.
Ragioniamo. E' vero e concordo con chi afferma che la vita sia unica. E concordo che non si può vivere nell'ombra di una casa con le finestre sbarrate e la porta chiusa. Ma ragioniamo.
Io posso permettermi dato che ho un'unica vita davanti a me di uscire di casa e lasciare il cervello a letto? Posso forse permettermi di considerare la vita come un gioco se affermo che è l'unica che ho davanti? Voglio dire che io non ho una vita di riserva su Second Life o nella Memory Card della Play Station, con tutto il rispetto per Second Life e per la Memory Card della Play Station! Quindi mi sembra logico che non avendo una vita di scorta nel retro bottega, è inevitabile che una persona prima o poi si senta in dovere di pensare a ciò che fa. Si senta in dovere di uscire di casa e pensare "Diavolo, l'avrò spento il gas?". Pensare " Diavolo, è un problema se ho mentito?". "Diavolo, è un problema se rifletto su ciò che faccio?".
Svegliati! Non è un problema, è un dovere! Perchè se è vero che non si può vivere rintanati in casa, è nondimeno vero che non si può uscire di casa e fare azioni sragionate.

Scusate davvero, ma oggi lo sfogo ci voleva!

Sempre umilmente,
Spirito Giovane a.k.a. Daniele

4 dicembre 2007

IV° Influsso - Scrivere

Questo post può essere visto come un secondo Influsso sui verbi dell'uomo: avevo già spiegato che ne avrei fatti altri di interventi come quello. Ovviamente d'ora in poi tratterò di verbi in quantità minore, uno alla volta se mi sarà concesso. Si tratta di una decisione presa per agevolare la scrittura, ma anche perché quei verbi che erano, a mio parere, i più importanti e generali, sono già stati affrontati tutti nel secondo Influsso.
Voglio quindi parlarvi di scrittura e di cosa scrivo. L'ultimo Influsso l'ho dedicato alla poesia, in mondo estremamente diretto e conciso. Oggi voglio approfondire quell'Influsso e corredarlo con qualche idea sugli scritti in prosa, che ovviamente non disdegno di comporre.

Verbo VIII° - Scrivere
Ci sono moltissime citazioni che potrebbero essere inserite in merito alla scrittura, ma nessuna di queste rispecchia esattamente la mia concezione di scrittura. Fin'ora mi ero fermato a chiedermi solo perché componevo poesie, mai mi ero chiesto perché sento questo dovere di scrivere. Ma pochi giorni fa mi è capitato, forse un po' per caso o forse per quella Provvidenza manzoniana, di pensarci seriamente.
Ho cominciato a scrivere perché volevo comunicare le mie idee. E' un processo differente dalla poesia: quel tipo di comunicazione serve per le sensazioni e le emozioni, anche se viene poi regolat da una certa dose di idee. La scrittura in prosa invece mi costringe a fare il contrario: comunicare le mie idee cercando di renderle più accattivanti con una dose di sentimento.
Scrivere è diventata per me l'azione più seria che possa compiere, quella che mi costringe a seguire un certo ordine di pensiero e che mi aiuta, costringendomi a tale ordine, a riflettere. Se è vero che nulla può essere concluso a pieno senza una buona dosa di ispirazione, è altrettanto vero che senza un ordine ben preciso, senza dei paletti che evitino di farti cadere fuori tema, scrivere è pienamente inutile.
A mio parere, l'ordine dei pensieri può essere raggiunto solo mettendo per iscritto tali pensieri. Un ordine che poi rimane attivo di per se e non diventa oggetto dei cambiamenti interiori che una persona può avere. Cosicché, quando anche passano molti giorni da quando si scrive a quando si riprende in mano ciò che si aveva scritto, i pensieri registrati appaiono ordinati e comprensibili e si possa riprendere il discorso da dove ci si era interrotti.

Per quanto concerne la poesia, questa forma di scrittura è per me una seduta psicanalitica. Mi costringo ad affrontare dubbi, sensazioni, ostacoli, prove, incomprensioni e tanto altro in quella dozzina di righe che mi ritaglio da pezzi di fogli bianchi. A volte esubero dai limiti che mi impongo e cerco spazi maggiori, ma solitamente mi rilego a piccole composizioni dense e cariche. Ogni poesie è quindi un pezzo della mia vita ed anche un pezzo dei miei disagi, che appaiono perciò criptici ai più, credo. Una volta finito un componimento mi sento sollevato da quella mole di oppressione che, se non scaricata, sarebbe un grave peso da sopportare.
Ma non è solo questo. Ho notato che più scrivo poesie, più riesco a prendere ciò che mi accade nel mio piccolo ed a collegarlo a temi più generali e, quindi, più comprensibili per chi legge. Ed è questo forse che salva la mia poesia dal baratro dell'incomprensione e della difficoltà di comunicazione.
Tecnicamente vario molto il metro delle poesie. A volte tengo uno stretto schema metrico, altre volte preferisco il verso libero; spesso faccio rime di senso più che di suono, ma compongo anche poesie in rima. Tendo ad appoggiarmi al tema della poesia: a seconda dell'argomento utilizzo il metodo più giusto per esprimerlo. Ovviamente il tutto nella mia personale prospettiva.

Non vi ho mai parlato di componimenti scritti, ma esistono anche questi. Ho composto all'incirca una dozzina di racconti, sparsi qua e là per l'etere informatico. Scrivo da poco su una rivista locale, un giornale universitario che mi ha dato la possibilità di mettere alla prova il mio stile, nonché di imparare a scrivere in modo più comprensibile. Infine sono alle prese con un progetto un po' più ampio e forse utopico. Una sorta di romanzo dai mille caratteri, una storia che si dipana in un ambiente, ovviamente, fantasy, ma che trova motivazioni e sensi profondi e accuratamente ricercati.
Forse proprio l'arrivare ad un punto critico della stesura di questo romanzo mi spinge a parlarvi della scrittura. Un ostacolo superato, un incipit necessario e sofferto, che difficilmente si riesce a dotare di una forte carica emotiva in grado di soppesare lo spaesamento e l'apparente caos iniziale e che per questo tende a scoraggiare la lettura. Sicuramente rivedrò questo punto più volte in futuro, ma per ora è perfetto così com'è stato scritto e non lo ritoccherò più fino a stesura ultimata.
Ritornando sul tema, gli scritti in prosa sono per me dei viaggi condotti assieme ai lettori. In questi componimenti si perde un poco il carattere psicologico personale e il flusso di idee si apre per raggiungere altre persone. Non vuole essere una seduta di analisi condotta in gruppo da autore e lettori, ma piuttosto un condursi insieme verso un punto di arrivo concordato all'inizio. Logico che i miei lettori non esistono ancora, ma scrivendo tengo conto di ciò che potrà essere compreso e accettato e ciò che invece potrà essere incomprensibile e rifiutato. Con questo non voglio dire che scrivo in base a ciò che pensano gli altri, ma solo che la mia prosa sia meno personale e criptica dei componimenti poetici.
Ma è presto per tirare le somme riguardo a questo romanzo, verrà il tempo perfetto per discuterne. E per oggi ho concluso il tempo a mia disposizione per sfogarmi.

Umilmente,
Spirito Giovane a.k.a. Daniele

15 novembre 2007

III° Influsso - L'Assenza

L'idea di scrivere un Blog mi era sorta quando la mole di lavoro poetico da me raggiunta era giusta per la ricerca di pubblicazione. La ricerca non è ancora terminata, ma il blog è attivo da ormai molti giorni. Ecco perchè mi accingo così al terzo Influsso, che sarà esclusivamente occupato da una mia poesia. Una inedita, creata proprio per il periodo che sto vivendo e per quello che mi circonda. Una poesia per il Blog e per tutto il resto. Ma come ho sempre detto, soprattuto per me. E perdonate l'egoismo.
L'Assenza Diafana luce gettata sulla presenza di mondo emerso, sondato col piede il terreno dopo i vividi cancelli d'un cimitero. Perdo ormai le tracce dell'essenza d'un mondo conosciuto, immerso che son'io nel buio. Lancio uno sguardo torvo a quel corvo che si presenta sulla fantiscenza del tombario, diverso dagl'altri animali del mondo o dagli abusivi inquilini di questo terreno. La presenza è forte di vuoto tra tombe scolpite di gente che abbiamo negl'anni perso. E Nessuno mi saluta. D'ardere persa la voglia, puro sul vergine grembo, scende infine in terra anche quel terso bimbo che depurò il sepolcro. Umilmente, Spirito Giovane

12 novembre 2007

II° Influsso - I Verbi Dell'Uomo




"Chi molto legge prima di comporre,
ruba senza avvedersene e perde
originalità, se ne avea”
Vittorio Alfieri - La Vita Scritta Da Esso



Verbo I° - Introdurre
Il terzo post merita una introduzione doverosa: perchè Influssi? Ho iniziato a scrivere e ad amare la scrittura durante gli ultimi due anni di scuola superiore. Seguendo le lezioni di italiano sono più volte rimasto affascinato dai componimenti di alcuni autori tanto da rimanerne segnato. E i segni che lasciavano questi autori, insieme a note autobiografiche, formano le mie poesie. Ecco il perchè degli Influssi: perchè le mie poesie sono costruite sulle sensazioni che altri autori mi danno. Ma non pensate che io faccia un mero esercizio di copiatura: le mie citazioni sono nascoste, a volte criptiche. Il nome del Blog in realtà è uscito fuori leggendo Montale, che con una delle sue poesie mi ha dato la scintilla per creare il Blog, il titolo. Per quanto riguarda il sottotitolo, Dal mare verso riva, rimando la spiegazione ad un altro post, ci sarà tempo per spiegare.
Ora torniamo a noi.
Come ho detto tutto ciò che scrivo è un complesso influsso da parte di un personaggio o anche di più personaggi. Ma anche della mia vita: scrivo ed evidenzio nei miei componimenti solo ciò che sento vicino nel tempo stesso in cui scrivo. Non solo mi influenzano le persone, ma anche le cose e gli avvenimenti. Perchè allora ho citato Alfieri in incipit del Post? Come posso essere originale, come posso non trasformare tutti gli influssi in mere copie di ciò che è già stato detto? Creando.

Verbo II° - Creare
Quale è la cosa che l'uomo è teso a fare? Alcuni sceglierebbe per dare una risposta a questa domanda, qualcosa di qualitativo: bene, male, dolore, amore, vita, morte, errori o miracoli. Altri darebbero delle risposte estreme, direbbero che l'uomo può tutto e niente. Io credo che la questione sia molto più gen
erale. L'uomo crea.
Ciò che crea è irrilevante per rispondere alla domanda fatta all'inizio. L'uomo non tende a fare solo e sempre bene o male, dolore o amore, miracoli od errori. L'uomo soltanto crea e ciò che crea lo decide lui, di sua personale iniziativa. Sceglie se creare azioni positive, negative, malvagie, benevole. Sceglie se dare la vita o la morte, se sbagliare o seguire una logica etica.
Certo, si può anche incorrere in azioni inconsapevoli. Ma meno di quelle consapevoli. Ecco come credo di aver risolto la questione degli influssi: solo creando un mio stile. All'inizio per imparare ho a volte eccessivamente copiato stile ed temi da altri autori, ma pian piano sono riuscito ad avere uno stile tutto mio. Dall'inconsapevolezza dell'emulare sono passato al voler citare altri scritti e scrittori solo per collegare emozioni e significati, per creare un flusso di idee che, una volta letto, possa generare maggiori conseguenze e riflessioni di un unico componimento. Ho iniziato a creare, nel mio piccolo, delle "opere".

Verbo III° - Operare
Molte volte ho desiderato scrivere, molte volte ne ho avuto nostalgia quando smettevo di farlo. Scrivo principalmente per me, per affrontare, nelle righe delle poesie e delle prose, ciò che mi spaventa e mi meraviglia, cosicchè non rimangano infangati nelle mia mente problemi che credevo risolti. Molte volte i problemi che si credevano sepolti si ripropongono nei periodi peggiori, aggravando ciò che già accade attorno a noi.
Ho combattuto più volte contro la mancanza di voglia, contro quel sentimento che ti fa vedere che sei pigro anche a concludere pochi versi. Solo fiato sprecato. L'operare di penna deve venire per ispirazione e solo dopo può essere incanalato e controllato per non essere sprecato. Questo credo di aver capito. In generale, il lavoro è un modo per distrarsi dal resto. Quello che si fa scrivendo ci costringe, invece, ad affrontare quel resto. E qui io ringrazio la scrittura, comprendo che molte volte mi ha salvato dal voler troppo conoscere senza capire.

Verbi IV° e V° - Conoscere e Comprendere
Desideriamo conoscere e comprendere, tutti noi. Ci arrabiamo se non riusciamo a capire qualcosa e ci sentiamo legati alla curiosità. Vogliamo sapere tutto di tutti, instintivamente. Da qui il gossip, i tabloids, le notizie giornalistiche che sfiorano il pettegolezzo. E' nella nostra natura cercare la conoscenza. Ecco perchè molte volte arriviamo a desiderare più la conoscenza che il sapere comprendere, finendo per dar troppo peso alla curiosità ed ai fatti altrui.

Conoscere è la parte semplice.
Comprendere è più complicato.
Molte cose sfuggono alla nostra comprensione e molte volte siamo inclini a gettar tutto via proprio perchè quel tutto è troppo complicato. Un esempio, la matematica: in molti la reputano impossibile ed incomprensibile solo perchè vogliono la conoscenza, ma non vogliono comprendere. Le cose complicate ci risultano odiose perchè ci fanno sentire impotenti. Per questo desideriamo desiderare - e scusate il gioco di parole - piuttosto che avere ciò che desideriamo: perchè l'atto stesso del desiderare è semplice e non necessita altro che forza di volontà. Ed a volte, neanche quello.


Verbo VI° - Desiderare
Ecco l'altro capo del Post, il Desiderio. Inizialmente volevo intitolare questo Post "Il Desiderare", poi mi sono accorto che questo verbo è solo una parte di quelli che regolano l'uomo. Ce ne sono molti altri, che non affronterò qui. Ma essi sono comunque di minore entità: quelli che ho descritto sono, a mio parere, i più pregnanti di significato.

Desiderare è molto più semplice che Creare. Chiunque può desiderare di avere un computer, ma non tutti sanno crearne uno. Molti possono desiderare un amore romantico, ma non tutti riescono a crearlo. Molti desiderano scrivere, ma non tutti riescono a farlo. Ecco perchè si inizia copiando gli altri: si emula qualcuno finchè non si impara.
Non è tutto innato nell'uomo: molto deriva dell'educazione, dalle esperienze, dall'insegnamento e da ciò che uno comprende. Uomini quindi si diventa, piuttosto che esserlo dalla nascita.

Tutti possono comunque desiderare perchè non serve avere competenze, istruzione, esperienze ed insegnamenti alcuni per farlo. Ma ben differente è attuare i propri desideri senza tali competenze. Ecco quindi che è bene stare in ascolto per qualche tempo, come io ho fatto: i miei anni dell'Ascolto sono terminati dal primo Post lasciato in questo Blog.
Dopo tale periodo dovrebbe nascere la voglia di costruire tali desideri e le competenze suddette ci si accorgerà di averle ottenuto sul campo: crescendo ed imparando, gestendo il proprio tempo per raccogliere ciò che è necessario ad attuare i propri desideri.


Verbo VII° - Concludere
Ora credo - e spero - si spieghi molto di me e del perchè ho scritto il mio Blog ora. E le parole di Alfieri si spiegano anche loro: sostituirei in quella citazione un troppo al molto. Chi troppo legge
prima di comporre, ruba senza avvedersene e perde originalità, se ne aveva. Quindi è giusto stare ad ascoltare ed emulare per imparare, ma non bisogna eccedere, superare il limite che fa di te un mero amanuense. E' vero anche che molte persone possono non avere l'originalità, ma forse quella si può creare imparando e, umilmente, comprendendo.
E tutto ha anche un limite, tutto deve avere un fine altrimenti peccheremo di incoerenza, eccedendo.
Quindi la mia conclusione è questa: chi troppo desidera prima di creare, in realtà emula e perde la propria autonomia; egli opererà una automatica e meccanica copiatura delle conoscenze e delle comprensioni altrui, perderà la propria autonomia e diventerà schiavo del desiderio e non padrone della creazione, se mai fosse stato padrone di qualcosa.
Questo io sto pensando in questo momento, in cui sento la Nostalgia di qualcosa che mi è stato tolto ancor prima di possederlo, nonostante abbia avuto ed abbia tutt'ora, i mezzi per realizzare quel che non mi è stato tolto.
Umilmente,
Spirito Giovane a.k.a. Daniele

PS: mi scuso per la lunghezza del post, ma un Influsso non può essere spezzato, né interrotto...

8 novembre 2007

Un flusso di idee sul genere Fantasy

Eccomi qui a lasciare una seconda traccia sul blog. Spero questa volta di vedere qualche commento, perchè scrivo in risposta ad una discussione che già ha preso piede su due blog (il blog di Andrea D'Angelo e quello di Taotor). Questo non è un mero atto di pubblicizzazione, ma solo un flusso di idee su di un argomento. Un flusso che, come sempre accade, fa più bene al sottoscritto che a chi legge, perchè mi permette di lasciar su carta, pardon, su blog, una traccia del mio pensiero, in modo da non perderlo e da fissarlo bene in mente.

Ma torniamo a noi...Voglio provare a dare una definizione di Fantasy, qui in questo spazio mio personale. Perchè molte sono state le idee espresse su tale genere negli ultimi tempi. Le ho ascoltate, le ho criticate, le ho accettate ed ora è arrivato il momento di tirar fuori la Voce.
Cosa è il Fantasy? Sicuramente ci troviamo d'accordo a dire che è un genere letterario. Ma io andrei oltre, affermando che è diventato più un'arte che un genere esclusivamente letterario. Ci sono pittori molto quotati che creano quadri a tema Fantastico o Fantasy o pittori che disegnano Fantasy per lavoro. Cito alcuni: Luis Royo, Jeff Easly, Max Bertolini, Brom, Todd Lockwood, ecc. Quindi è restrittivo affermare che il Fantasy sia ancora solo un genere di letteratura. Inoltre se andiamo a cercare bene nel web, troveremo un mucchio di arte cinematografica sul Fantasy: Signore Degli Anelli, Eragorn, Harry Potter, Beowulf, ecc.

Senza entrare in discussioni troppo pesanti, vorrei ora generare una sorta di definizione del Fantasy. Cosa hanno in comune le varie forme di arte sopra citate?
Prima di tutto, l'utopia. Creano, cioè, un mondo nuovo, un altro luogo.
Di conseguenza, l'ucronia. Poichè tempo e spazio sono legati, creando un nuovo luogo si crea anche un tempo nuovo.
In terza posizione, tutto il resto. Ciò che colma luoghi e tempi. E cosa colma luoghi e tempi? Differenti elementi possono essere citati qui. Prima di tutto quelli fantastici: magia, mito, leggenda, destino, orrore, sovrannaturale, creature surreali, ecc. Poi vi sono anche altri elementi relativamente più concreti, come il sistema feudale, l'onore cavalleresco, ma anche i temi della ricerca e del viaggio, della lealtà e della fratellanza, la guerra, la lotta, la sopravvivenza. Se dovessimo raggruppare tali elementi in pochi gruppi ci accorgeremmo di una grossa evidenza: tali elementi sono mancanti o sovrabbondanti nel mondo moderno. Esistono oggi giorno cose troppo pregnanti nel quotidiano, come gli ostacoli, la guerra, la sopravvivenza, il viaggio, la ricerca (tutti intesi anche in senso figurato, ovviamente). Ma ci sono anche cose che non esistono più o che non sono mai esistite, come il sistema feudale, l'onore cavalleresco, la magia, il mito e per i più pessimisti possiamo rifilarci anche la lealtà, la fratellanza e tutti quei sentimenti che sono tipici del Fantasy.

Veniamo quindi al succo del discorso, la definizione. Essa segue i tre punti che sopra abbiamo citato. Eccola:
Il Fantasy può essere definito come quell'arte in cui l'artista crea un mondo ucronotopico dove collidono e/o interagiscono archetipi di personaggi, di azioni e di cose che troppo o troppo poco mancano al mondo reale che circonda l'artista stesso.
Faccio quindi una breve spiegazione del tutto, più per me che per voi attenti lettori.
Inizio dicendo che ho volutamente inserito quell'incipit "Il Fantasy può essere definito" per dare maggior importanza e rilievo al fatto: stiamo dando una definizione ed è possibile darne una senza perdere di vista che parliamo di Fantasy.
Definisco poi il Fantasy come arte ed ho già spiegato precedentemente perchè. Inoltre definisco colui che usa il Fantasy come artista, secondo un procedimento abbastanza logico.
L'artista in questione crea un mondo ucronotopico. La parola appena detta è un neologismo che creai tempo fa, durante una lezione alle superiori: sentii la parola cronotopico e da lì deriva ucronotopico. Tale termine vuole però essere inteso più come una unione dei termini ucronia e utopia. Quindi un mondo ucronotopico è un ambiente in cui tempo e spazio non solo sono differenti da quelli reali, ma anche interagiscono tra loro creando una vera e propria realtà parallela.
In tale mondo collidono e/o interagiscono degli elementi, che ho specificato in archetipi di personaggi, azioni e cose. Perchè archetipi? Semplice. Il cavaliere di un dato romanzo Fantasy non è di certo una invenzione: i cavalieri sono esistiti in altri tempi. Ovviamente il cavaliere del dato romanzo Fantasy sarà differente da quelli che vissero ad esempio nel Medioevo. Quindi quel cavaliere è solo un archetipo, ovvero un modello che varia in molte delle sue parti. Ovviamenti tali archetipi non sono scelti a caso dall'artista, ma sono inseriti nel romanzo secondo questa differenzazione: sono elementi che troppo o troppo poco circondano la realtà dell'artista.
Ad esempio, Tolkien inserì nel Signore degli Anelli il tema della guerra che circondò tutta la creazione del mondo della Terra Di Mezzo, iniziato nel 1917, e della stesura dello Hobbit, poi pubblicato nel 1937. Inoltre sempre nello stesso romanzo è presente ampiamente il tema del cavaliere e dell'onore cavalleresco, temi che sicuramente mancavano in quel periodo.
Ho voluto infine inserire nella definizione una ultima specificazione: gli elementi del romanzo devono troppo o troppo poco mancare nella realtà che circonda l'artista. Insomma, sono scelte del tutto soggettive e non generalizzate, ma compiute individualmente da ogni artista del Fantasy.
Spero di aver chiarito il mio punto di visto in modo da dare ad altri la possibilità di ragionare sul Fantasy, in modo da generare una loro opinione. Se volete lasciarmene traccia, i commenti sono aperti a tutti.
Umilmente, Daniele.

18 ottobre 2007

I° InFlusso - La Prima Onda...

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Volevo iniziare a scrivere il mio blog in un tempo differente. Volevo. Avrei voluto vedere concluse tante cose, mille ed uno progetti, mille ed una notte di pensieri e di dolori. Invece mi tocca scrivere ora. Avrei voluto davvero introdurre l'inizio di questo mio blog con qualcosa di migliore. Non che ciò che faccio ora sia da me reputato infimo ed inenarrabile, ma avrei preferito un altro tempo. Mi tocca invece iniziare questo mio viaggio differentemente da come mi ero progettato. E già affermare questo vuol dire raccontare una parte abbondante della mia vita. Mi sento in dovere di lanciare la bottiglia di vino verso la prua di questa nave, una nave già affondata che lascia alle onde del mare quelle casse di legno gonfie di acqua e di sale. Lentamente queste casse tornano a riva, ritornano al mittente. Ma sono differenti, sono cambiate. Le vivande si sono bagnate, la cassa di birra si è aperta contro uno scoglio ed è giunta a pezzi sulla spiaggia, i vestiti sono inzuppati ed i libri sono inutilizzabili. Il mare li ha cambiati. Così avrei voluto iniziare, con una poesia di Montale a corollario. E inizierò, prima o poi, così uno dei tanti post che spero di lasciare. Ma non sarà come aprire del tutto un Blog, da zero. Perchè allora inaugurare adesso, in questo modo, questo spazio? Per necessità. Mi sento ormai abbastanza maturo da aver superato quelli che ho sempre chiamato anni dell'ascolto, quelli dove nulla ho fatto se non ascoltare e registrare, imparziale, meccanico, razionale. Ora è tempo ormai di cambiare direzione, di uscire da questo ascolto passivo e di interagire con la voce costante che sento ogni giorno uscire da mille bocche e da mille apparecchi elettronici. E l'ho fatto. Ho interagito con qualcosa, ho scritto un piccolo articolo insignificante per un giornale locale. Ma ho fatto un passo in avanti. E voglio registrare da qualche parte questo grande passo che ho fatto.
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Lo registro qui, come lo registrerò nelle mie poesie. Perchè di questo avrei voluto parlarvi aprendo il Blog, di poesie. Ma per il momento quelle restano nel cassetto. Rimane comunque una abbondante macchia di Inchiostro su di un giornale locale a testimonianza della mia ordalia, del mio rito di passaggio in un mondo nuovo. Ecco perchè posto ora queste parole. Per qualcuno, per nessuno, per tutti. Chiudo per il momento. L'articolo che ho scritto lo potrete richiedere a me, via e-mail. E' tempo ora che io vada per interagire con la Voce, per lasciare che le mie idee portino alle persone certi influssi, gli stessi che io ho trovato negli anni dell'ascolto vagando per mari di testi e oceani di pensatori. PS: ringrazio la redazione di Inchiostro, visitate il loro Blog! (L'indirizzo è anche tra i link!)
 
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