28 gennaio 2008

Intermezzo 3 - La Memoria Corrotta

Come già dissi in passato, gli Intermezzi sono delle pause di stile e tematiche rispetto agli Influssi: sono meno poetici, più prosastici e più ironico-satirici. Ma permettono anche di trattare argomenti un po' delicati e relativi a ricorrenze da calendario.
Oggi voglio dedicare un post alla Memoria, visto che ieri, 27 Gennaio 2008, ricorreva il giorno della Memoria. Ma lo voglio fare spezzando molti stereotipi e molte banalità, visto che nello scorso Influsso ne ho messe un po'. Meglio equilibrare.
Endless Sacrifice - Dream Theater
Lyrics

Ci sono sempre esimi professori ebrei a parlare in televisione il ventisette di Gennaio. A volte ci sono film dedicati ai deportati in Germania oppure a coloro che, più fortunati, sono riusciti a scampare all'Olocausto. Non usiamo il termine Shoah: è un termine che utilizziamo troppo liberamente senza sapere realmente cosa indica quella parola.
Le parole si sprecano sull'Olocausto, quello con la "O" maiuscola ad indicare qualcosa di importante. Bisogna ricordare per evitare, questo si diceva quando si sono poste le basi per il Giorno Della Memoria. Tuttavia, tale Memoria è corrotta.
Ogni anno noi veniamo presi in un turbinio di immagini ricorrenti: Auschwitz, i treni, le SS, i numeri impressi sulle braccia, le camere a gas, Hitler. Tutte immagini forti, accompagnate da belle colonne sonore che sottolineano i momenti difficili, gli errori.
Bene, tutta Memoria Corrotta.
Non voglio sminuire quello che gli ebrei hanno dovuto affrontare, ci mancherebbe.
Ma per troppo tempo l'Olocausto ebreo ha adombrato tutto il resto.
E lo dico fermamente anche perchè questo moto di Memoria dell'Olocausto e solo di quello sta rigenerando il movimento antisemita.
Ed è un dato di fatto.
Se continuiamo a privilegiare l'Olocausto incapperemo nell'errore di mostrare solo una parte della Memoria degli Olocausti.

Se davvero bisogna ricordare, facciamolo interamente.
Ricordiamoci che a cavallo del 1500 gli europei, noi europei, abbiamo fatto un olocausto di indios ed indigeni di cui non abbiamo una stima se non sulla decine di migliaia di vittime. Stima indicativa. Sena poi contare tutti i morti per pestilenze varie.
Ricordiamoci il Genocidio degli Armeni all'inizio del novecento.
Ricordiamoci il Genocidio di Holodomor, dove morirono 5.000.000 persone, tra il 1932 ed il 1933.
Ricordiamoci il Genocidio della Cambogia, che avvenne fra 1975 ed il 1979 sotto l'indifferenza della comunità internazionale.
Ricordiamoci il Genocidio di Tutsi, il Genocidio del Ruanda. Nessuno ha fatto nulla per fermare il genocidio fra Tutsi e Hutu. Gli USA hanno attaccato l'Iraq perchè quest'ultimo aveva minacciato il popolosissimo Kwait, però non vanno a fermare i bisticci di milioni di gente nel sud Africa.
Ed anche qui tutti indifferenti.
Ricordiamoci anche di quei popoli che hanno vissuto e stanno vivendo situazioni di repressione civile, come i Curdi. Perfino sotto l'ombrellone dell'Olocausto non c'è giustizia: vengono ricordati giustamente gli ebrei, ma degli Zingari e degli Omosessuali rinchiusi nessuno parla (fregiati con il triangolo rosa invece che con la stella di David). Così come non si parla molto dei campi di concentramento russi, i cosiddetti Gulag.
Ricordiamoci interamente dei Genocidi e non solo del peggiore di questi.
Perchè non si può fare una distinzione, una graduatoria, dal peggiore al migliore sulla base delle persone uccise.
Sempre omicidio è, sempre genocidio rimane.


Umilmente,
Spirito Giovane a.k.a. Daniele Fusetto

25 gennaio 2008

IX° Influsso - Cambiare e Parlare

In attesa di una probabile prossima opera di prosa, vi posto ancora un Influsso con una poesia. Stavolta voglio parlare di altri due Verbi Dell'Uomo: Cambiare e Parlare.

Cambiare
E' difficile questo atto, cambiare idea o cambiare modo di vivere. C'è chi si vanta di poter cambiare facilmente e semplicemente idea, ma in realtà non cambia affatto. Mentre c'è chi riesce a digerire rapidamente alcune cose che gli capitano attorno.
Alcuni sono conservativi e cambiano idea raramente, ma ci sono persone che mi si spingono sempre molto rapidamente a quel "voltar pagina", un abbandonar tristezza ed emozione per dedicarsi ad altro. A volte tali persone corrono troppo e una volta che si fermano si accorgono di aver solo sostituito due idee simili. Altri invece riescono benissimo ad abbandonare, a non pensare.
Cambiare però non significa seppellire. Rimane qualcosa nel fondo del cambiamento. E molte volte le persone che cambiano si voltano indietro e vedono solo un altro se stesso, forse un po' differente, ma c'è ancora, lì, quel qualcosa di riconoscibile.
E per le idee, è uguale a mio parere. Ci sono idee che cadono facilmente, perchè non entrano nel fondo, nel profondo della mente. E ci sono idee che non svaniscono mai e che non cambiano.
Ma quelle che cambiano lasciano un residuo, una traccia. Una scintilla che può riaffiorare. Uguale a prima o differente a prima. E forse cambiare non è proprio come cancellare, ma è soltanto congelare le idee e riservarle per quando si sarà maturati. Magari le si vedrà sotto differenti occhi.

Parlare
Anche questo atto, è difficile. Soprattutto quando riguarda argomenti imbarazzanti o quando si parla con persone che non si riconosce più, persone che si sono perse di vista.
Parlare è forse l'atto più ingenuo e più intenso, perchè dà la possibilità di creare senza accorgersene. Creare situazioni, fatti, emozioni. Certo, ci vuole anche una buona quantità di azioni, soprattutto che riflettano le proprie parole, altrimenti si cade nell'incoerenza.
Parlare può risolvere le cose, ma anch'esso come molte altre azioni ha un modo positivo ed uno negativo di presentarsi.
E' positivo parlare per risolvere, parlare a voce viva per conoscere e comprendere. Bisogna stare attenti alle parole che si dicono, prima di ferire inconsapevolmente qualcuno oppure di errare contro se stessi, peccare d'incoerenza.
E' negativo usare la parola per la chiacchiera maligna, per suggerire impressioni o emozioni non veritiere. Ed è negativo parlar dietro le persone, coglierle quando non ci sono e ferirle agli occhi degli altri. Tutte cose semplici da dire, ma davvero difficili da fare. Molte volte si può errare senza accorgersene, finchè qualcuno non ti apre gli occhi.

E' strano per me scrivere parole così banali, ma a volte le cose più banali sfuggono ai propri occhi. Non vedete quello che ho scritto come dei meri luoghi comuni, perchè lo sono solo quando non sono notati.
Questa poesia che segue l'ho scritta per uno di quei progetti poetici di cui vi ho parlato, quel progetto che lega tutte le poesie che ho postato fino ad ora. Spero vi piaccia.

Cambiar Parlare

La Temperanza II
Scambio idee per parole,
verbi intensi che ritengo
degni di contar l'amore e l'ingegno.
Parlo di cambiare l'idea
concreta, non il simulacro, la dea
astratta, gettata via senza ritegno.
Eterno Tempo, in cui divengon
serpi le pulsioni effimere,
distrutto sei, dalle parole vere
della ragione, ch'è generata
dalla mente. E' seme non creato,
immeritevole della vita, la rabbia:
false sono le sue statue nella nebbia.
Ma la vista, ripresasi, nota l'errato
passo e cambia l'idea passata,
verso una neonata lodevole prole.

Umilmente,
Spirito Giovane a.k.a. Daniele

19 gennaio 2008

VIII° Influsso - L'Attesa

Attendono. Stanno lì in un angolo, mi guardano dal basso verso l'alto. Sono tutte contenute in un vecchio quaderno violaceo, quasi rosa accesso. Le pagine del quaderno sono quelle di anni passati dietro a banchi delle superiori.
Gli "Anni Dell'Ascolto", quelli dove mi sono tenuto in disparte, ascoltando il Maestro che parlava e trasmetteva la cultura e la conoscenza.
Ora sono gli Anni Dell'Attesa. In molti sensi.
Attendono le poesie, in quell'angolo. Attendono di essere messe dentro ad una rigida copertina di libro, forse colorata anch'essa di un viola acceso come il libro di poesia che ho preso in prestito dalla redazione di Inchiostro.
Attendono gli scritti. Quelli in prosa, un progetto di molti libri e molti capitoli e non starò qui ad annoiarvi descrivendovi nei minimi particolari di cosa trattano. Sapiate che è un progetto in parte Fantasy, ma che comprende anche altri generi. Un progetto impegnativo.
Attende la chitarra, in un altro angolo. E' li che mi sussurra che vuole uscire dalla sua custodia. La suono ogni giorno, ogni sera. Ma ogni volta lei mi trasmette la sua voglia di solcare qualcosa di più che il mio letto, la mia sedia e il pavimento della mi camera.
Attendono i vari progetti paralleli. Storie brevi e lunghe scritte, bozze, appunti sparsi. Attendono di essere messi in ordine.
Attende il prossimo articolo di Inchiostro, sulla pila di libri che rende caotica la mia scrivania, sotto al libro di Filologia che spero di finire in tempo per l'esame di mercoledì.
Attende il nuovo Blog di Inchiostro, attende di essere messo in ordine.
E attende anche questo Blog, visto che i miei interventi di questi giorni sono delle bozze già create precedentemente, su cui rimetto la mano per aggiustarle e aggiungere le foto e null'altro.
Attendono molte cose nella mia vita. Questo di sicuro sono gli Anni Dell'Attesa. Ormai ho concluso la mia preparazione di base, ma ne so ancora poco per poter azzardar troppo con le parole.
E mi limito ad attendere il momento giusto. Scrivo il mio Blog per tenere allenata la mente, per tenermi pronto e per lanciare nell'etere informatico un Countdown che spero finirà presto.
Vi posto dunque una poesia che fa parte di uno dei due progetti di poesia che sto seguendo. Ed il caso vuole che tale poesia salti fuori, come tutte le altre finora postate, da un Limbo, un posto in cui tutto attende all'infinito.


L'Attesa
Non hai che ritirar le nubi pensierose
che scacciano, irose, la pioggia che sa solo sporcar.
Non serve che io senta il tuono per capire il colore
ch'han preso le nostre prose, erose da questa storia
che piove giù lenta.

S'alza, s'arrabbia un essere se la sua gabbia chiudi
lasciandola a piedi nudi s'una tortuosa via.
S'alza, s'appresta ad assalire se sente che l'attacchi
che di guardarla non ti stanchi, se la difendi più di quanto
per lei tu puoi ardire.

Ma se lasci quella porta aperta su strade liscie,
l'essere s'incuriosisce: guarda ferma e nulla le importa.
Ma rimane sull'orlo e non sa che fare, non esce
ma resta sull'uscio. Non sa se restare o fuggire
presa a pensare i se, i ma ed i non.

Umilmente,
Spirito Giovane a.k.a. Daniele

15 gennaio 2008

VII° Influsso - Lei, La Morte


Immagine per il fumetto John Doe, tutti i diritti riservati a Alessio Fortunato

Mi riapproprio del mio Blog in questi giorni uggiosi per parlare di un tema che da noi provoca solo enormi masse di gente che si tocca. Compreso il sottoscritto.
Parlavo tempo fa con una mia amica e collega di corso, Ludovica, ed è saltato fuori, nel discorso che avevamo intavolato, un episodio che ha vissuto durante il corso di spagnolo che sta seguendo (mi sta attaccando sempre di più la passione per lo spagnolo e per la lirica, nonché per alcuni lirici spagnoli come Josè Carreras o Sabina Puertolas).
Si parlava di morte è la professoressa di spagnolo si lamentava che in italia sembra si faccia di tutto per non dire le cose come stanno, usando forme soft come "è mancato" o "se n'è andato", mentre se in spagna dici "mio padre se n'è andato" loro ti rispondono "ah sì, dove?". Ma il pezzo forte è quando la suddetta professoressa afferma che quando gli italiani vedono un carro funebre la prima cosa che fanno è toccarsi, mentre in spagna ci si fa il segno della croce.
Proseguendo nella discussione Ludovica mi diceva anche cose più curiose e meno divertenti, come il fatto che in spagnolo il verbo morire è riflessivo (Esempio: "mi padre se ha muerto").
So già che scrivendo questo post ho provocato numerose toccate a destra e a manca tra i (pochi) lettori del Blog, tuttavia il discorso mi è rimasto impresso perché pensai più volte all'idea della morte, inteso come fenomeno naturale (non ho mai pensato al suicidio, s'è questo che si poteva fraintendere).
Ed è vero: in Italia la morte è un argomento off-limit, come poteva esserlo il sesso negli anni passati. Se non è propriamente off-limit, è comunque trattato con i guanti. Si ha sempre l'impressione che a parlarne si attira l'attenzione della morte su di se. Almeno, così da me.
Oggi ho ripensato all'argomento per una banalità: sono andato in centro paese verso le undici e uscendo dal negozio dei miei genitori ho visto la desolazione, un deserto che non ero abituato a vedere, accentuato dalla copertura del sole ad opera di grige nubi.
Mi è anche tornato in mente un fatto accaduto in questi giorni: su uno dei tanti forum che frequento un giovane utente è mancato improvvisamente. Anzi, è morto.
Non lo conoscevo affatto, ma mi ha dato i brividi raccogliere la notizia e mi ha allargato il cuore vedere quanto affetto e che cordoglio s'è generato attorno alla sua figura.
E casualmente leggendo alcuni messaggi postati dai suoi conoscenti e amici del forum, ho aperto una raccolta di poesie di montale su un componimento: I Morti.
Allora ho sentito il dovere di dedicare qualche verso alla morte, più precisamente alla morte del giovane ragazzo.
Così dedico una poesia al nulla o al tutto che spaventa così tanto noi è che non c'è dove noi siamo, ma c'è sempre quando non ci siamo più. E' sfuggente quella donna, ma è da rispettare. Molti la odiano per quello che fa e anche per ciò che non fa, ultimamente. La disprezzano, la usano per scherzare, la deridono, cercano di dimenticarla. Perché è viva, sempre. Lei, La Morte.

Come Neve A Primavera
Il Nulla/La Morte I
Raccogliamo tutti i fiori
che può darci primavera:
forse ai morti è dato sapere
chi gli volge alti i cuori,
senz'anche al cielo credere
o che una preghiera s'avvera.
E lo trae spietata più del vivere
una forza che sfugge la mente
mortale, contro cui nulla
può osare. S'alzan preghiere
per pietà o per timore? Sulla
barca di Caronte non è presente
il tuo posto. L'Acheronte culla
altre anime verso una neve
infernale. Candide nubi contengono
la vera neve, terra brulla
il tuo corpo. E dono
questi versi ad uno straniero
perché di ricordarlo non mi ferma nulla.

Umilmente,
Spirito Giovane a.k.a. Daniele Fusetto

3 gennaio 2008

VI° Influsso - Sogni E Visioni

Prima di tutto, Buon Anno a tutti quanti.
Un po' in ritardo arriva questo augurio, scusatemi: ero impegnato a riprendermi dalle festività e a riprendere lo studio e l'attività quotidiana. Ora che ho preso pieno controllo delle mie giornate, posso dedicarvi questo sesto Influsso, il primo del 2008.
Ultimamente ci sono varie idee che occupano la mia testa, potrei definirle quasi come delle visioni perché partono dalla realtà, anche se poi si traducono in mere previsioni o in desideri, in sogni. Assisto ad alcuni fatti che mi fanno riflettere - come sempre - su me e su ciò che ci circonda e non riesco a stare né fermo né impassibile di fronte a tali avvenimenti.

Tempo fa ho visto una recita di Natale, pensando fosse una delle tante. Poi mi sono accorto che c'era qualcosa di differente. C'era speranza (ritratta anche da Klimt qui a destra).
Era tempo che non ne vedevo di tanto reale e concreta, così vera da essere quasi tangibile. Di fronte alla televisione che ogni pranzo mi mette in tavola tragedie vere o finti sentimenti, ho visto qualcosa di differente. Un cambiamento. Delle giovani menti brillanti e sfavillanti nella cornice natalizia.
Sperando che questi giovani rimangano tutti saldi a tale entusiasmo - forse utopico, per alcuni - dedico anche a loro questo Influsso a loro.

Ho visto un mondo in rovina. Roba di tutti i giorni? Non quello che si vede recentemente. Tra omicidi-suicidi, prezzi alle stelle, ipocondriache paure di infezioni ed allarmi di rincaro delle tasse, c'è davvero da spegnere la televisione e rintanarsi in un buon libro.
Unico elemento che mi frena: il senso di colpa. Non riesco a stare con le mani in mano a vedere tutto cadere. Eppure non riesco neanche a togliermi la brutta sensazione che ogni singolo passo individuale non vada, come un tempo, a sommarsi a tanti altri passi, ma non sortisca alcune effetto. Ne deriva un vagante senso di frustrazione e tutto decade, diventa utopia.
Ho visto l'estremismo prendere il sopravvento. Stormi di persone gettare luci intese sui fatti, prendere posizioni decise parlando per assoluti. E mi ha fatto rimanere di stucco.
Bianco o nero, destra o sinistra, alto o basso, ricco o povero. Non una via che equilibri le situazioni e i fatti. Non voglio fare la parte dell'ignavo: bisogna certamente scegliere con convinzione e fermamente dei propri solidi principi. Ma ciò non vuol dire che tali principi siano necessariamente estremi o al limite dell'etica.
Più ad una persona viene chiesto di prendere una decisione convinta, più la persona tende a prendere una decisione non solo convinta ma anche assoluta. Sembra quasi che non si possano dividere fermezza ed estremismo.

Ovviamente, queste sono solo mie personali visioni del mondo. Forse a qualcuno apparirà più florido e candido, bianco e puro, come la neve che scende ora fuori dalla finestra.
Ma anche la neve, se troppa, fa male.

Il Giudizio
Sogni
Sogno o son desto?
Mestamente sgrano utopie
dalle pannocchie. Son restie
a passar dalla mano al cesto.
Odo flotte di pergamene
sciorinarsi fino a stendere
completamente il manto. Nere,
urlano le loro donne in catene
con ali che mostrano fiere
il folto piumaggio ai consorti.
E mi feriscon le mani, dacché,
come un pizzicotto, rinsavisco.
E nel sogno sono infine desto.

L'eremita
Visioni
Gl'occhi sgrano
e per bene le bende
apro: cecità portavano.
Flotte di bambini scorrono
nei loro letti sotto i miei occhi:
il sonno degli innocenti dormono.
I piedi son stanchi,
sbattono le catene.
La solitudine, amica
sembra ora di peso.
Or sottili le mie dita
bramano carne, teso
il desio di nuova vita
E la stanchezza cede
il proprio passo al dì
che viene con nuove visioni
e portando speranze nuove.

Umilmente,
Spirito Giovane a.k.a. Daniele

 
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