26 febbraio 2008

XII° Influsso - L'Assoluto

Dirupo D'Asfalto
La Morte II
Lei verrà,
d'amaranto vestita
e saprà tardare la dipartita
mia, scivolerò sempre in fine,
impererò le sue file: qualcuno
che saprà la sorte mia,
che saprà di Cointreau e colonia
stantia, progetterà invero un tango
per me, che cerco Minerva
e trovo Sofrosine, che spingo Marte
giù dal dirupo.

Che pascio,
nescio, mi snerva in grigio,
mentre lascio ciò
che incontro e mi sfascio
su un asfalto
che sa la sorte mia,
che sa di bordeaux dell'auto
che infranse la mia fila
e mi gettò, immemore,
sopravvissuto del mondo,
giù dal dirupo.

Noi, che passammo
nere notti immemori aspettando
aurore, a chiederci se ciò che
accadde fu dettame di volontà
divina, superiore, fu consiglio
che seppe di naturale, di miglioria,
che seppe farci vivere, in lenti passi
di danza, dentro alla mattanza
di principi innocenti, verso il lieto
fine per mortal Ragione, lontano da
Morte, su dal dirupo.

Mi scuso già da ora per la lunghezza del post, che non rende leggibile volentieri l'intervento, ma se avete voglia soffermatevi e leggete, credo che non vi pentirete della vostra scelta. Ho comunque anticipato la poesia all'inizio, in modo che un lettore possa soffermarsi solo alla poesia.


Oggi ho avuto un incidente. Io sono a posto, ma la mia macchina è dal dottore: sfasciata. Una pandina vecchio stile, azzurro acqua (alcuni dicono verde), del 1996, che non so se mi terrà compagnia ancora (forse ritornerà in forze, forse no...).
Ho avuto modo, quindi, di vedere ancora una volta, la Morte. Sempre bella, tentatrice, voluttuosa, vestita in amaranto. L'ho vista di profilo, mentre schizzava veloce, travolgeva la macchina davanti a me e mi lasciava indenne a raccattare i cocci, a dirigere il traffico, a tenere sott'occhio la figlia di una dottoressa capitata casualmente sul posto, a consolare l'altra vittima, a sopravvivere. E benché molti penseranno, leggendo queste righe, che sono stato fortunato, io dico di più. Dico che ho quasi la certezza che la Morte mi stia avvisando, che si piazzi lì, sull'uscio, ogni volta che gli capito come primo nome della lista.
Ed ogni volta lei prende la sua penna e trascina il mio nome in fondo alla lista (ha un palmare, non è così vecchia come sembra!). Ogni volta mi dice: "non ora" e mi bacia. E poi se ne va, lasciandomi lì consapevole che devo fare qualcosa, senza sapere cosa fare.

Quando sono uscito di casa, stamattina, pensavo. Pensavo agli Assolutismi, ripensavo ad una frase di un film, l'ultimo della prima trilogia di Star Wars (La Vendetta Dei Sith). In quel film Yoda dice poche parole a Obi Wan, ma con un significato che mi ha fatto rizzare le orecchie: "solo i sith parlano per assoluti" o una frase del genere.
Cosa sono gli Assoluti o Assolutismi? Due cose differenti nel modo in cui vengono dette, ma identiche nel concetto. La seconda assume solo un significato negativo, che ho aggiunto io, per sottolineare già da subito cosa penso su tale argomento (non è, però, un pregiudizio. E' una critica ragionata). Un Assoluto è una frase in cui si generalizza, fin troppo. Come dire "tutti hanno i capelli". Oppure "tutti rubano". O anche "tutti creano". Questi sono assoluti.
Ebbene, io non li riesco a concepire. Diciamo che penso che la maggior parte degli assolutismi siano falsi, perché mancano di contare un'eccezione o delle variabili che li renderebbero falsi.
Tuttavia, così come non li accetto, anche io non li uso. Ed ho detto che la maggior parte sono falsi. Quindi esistono alcuni assolutismi veri, con significato (il perché lo spiegherò più in là, in un Influsso di inizio Marzo). E si potrebbe stilare una lista di tali assolutismi, una lista sempre pronta ad essere riempita.
Alcuni assolutismi, però, fanno fatica ad essere trovati. Questa mattina pensavo a questa frase:
Tutte le azioni comportano conseguenze
E mi sforzavo di distruggerla, in modo da affermare che fosse falsa ed andare avanti nella mia ricerca. Poi, l'incidente. E tutto mi è parso chiaro.
Dopo l'incidente, non ho avvisato subito i miei amici. Chiamatelo shock da incidente od usate pure un nome lungo ed incomprensibile. Ma vi dirò che tale mio modo di esistere, tale non informare i miei amici, era determinato da ciò che pensavo.
Ero riuscito a capire grazie ad un incidente che ci sono due errori nella frase soprastante.
Il primo è un errore di soggetto: non esistono solo azioni. C'è l'agire e l'essere, l'attivo ed il passivo. E mi dicevo come ero stato sciocco a non pensarlo, visto che in questo periodo sono così apatico ed indeciso: non agisco, ma penso e parlo e penso e dubito, quindi sono. Ecco quindi che:
Ogni azione ed modo di esistere comporta una conseguenza
La frase è cambiata. Ha perso parte della sua potenza assolutistica.
Ora mi scuso davvero con tutti coloro che apprenderanno da questo Blog del mio incidente, ma vi assicuro che non era mia intenzione non informarvi, amici miei. L'unica scusa che posso erigere davanti a me è che vi ho visto così intrapresi in altri pensieri, in altri problemi, più vostri e personali, che non volevo distruggere in alcun modo la vita vostra. E magari alcuni non vorrebbero neanche saperlo così, leggendolo su questo Blog: ma come ho detto poco fa, ogni azione e modo di esistere comporta una conseguenza.
E da qui, dal capire una cosa tanto ovvia, che un'azione ed un modo di esistere non coinvolgono tutte le persone e le cose e gli oggetti del mondo, ho trovato il secondo errore:
Ogni azione e modo d'essere comporta almeno una conseguenza che è di uguale entità alla causa dell'azione e del modo d'essere.
Ora la frase è davvero molto più veritiera. Le azioni e i modi di esistere comportano almeno una conseguenza, che può essere il mutismo di chi subisce l'azione oppure il cambiamento del modo di esistere di un'altra persona. E tale conseguenza o tali conseguenze saranno di uguale entità alla causa che ha scatenato azione e modo d'essere.
Per fare un esempio banale, se io subisco un incidente, una conseguenza è la preoccupazione dei genitori. Ed è di uguale entità rispetto alla gravità dell'incidente o delle notizie che si hanno del figlio. Nello stesso caso, potrei decidere di tacere questo evento e la quantità di persone a cui non accennerò il fatto sarà strettamente dipendente dalla gravità dell'incidente. Ed ancora, il danno alla macchina del malcapitato sarà di uguale entità rispetto alla gravità dell'incidente.

Spero di essere stato chiaro, perché rileggerò il post tra qualche giorno, in modo da rileggere i miei pensieri. Perché ora che ho rivisto Morte, ancora più grande è il mio volere di non sbagliare, di fare le cose nel giusto ordine e modo per quanto mi sia possibile. Ma questa è un'altra storia ed un altro Influsso. Ora esco ad agire, sperando che le mie azioni raccolgano positive conseguenze.
Umilmente e serenamente, Spirito Giovane a.k.a. Daniele

16 febbraio 2008

XI° Influsso - D'Incoerenza e D'Indecisione

Délires
I
VIRGE FOLLE
Écoutons la confession d'un compagnon d'enfer:
"Ô divin Époux, mon Seigneur, ne refusez pas la confession de la plus triste de vos servantes. Je suis perdue. Je suis soûle. Je suis impure. Quelle vie!
"Pardon, divin Seigneur, pardon! Ah! pardon! Que de larmes! Et que de larmes encore plus tard, j'espère!

Deliri
I
VERGINE FOLLE
Ascoltiamo la confessione di un compagno d'inferno:
"Oh divino Sposo, mio signore, non rifiutate la confessione dalla più triste delle vostre serve. Sono perduta. Sono ubriaca. Sono impura. Che vita!
"Perdono, divino Signore, perdono! Ah! perdono! Quante lacrime! E quante lacrime, spero, più tardi!


Une Saison En Enfer, Arthur Rimbaud

Troppa e troppa poca. In questo periodo noto, soprattutto in me, due eccessi che non riesco a perdonarmi: troppa decisione e troppa indecisione. Il senso è questo: vi sono certi temi che, ogniqualvolta li affronto, tendono a portarmi a conclusioni troppo affrettate e decise, che si dimenticano al Ragione indietro sul selciato e mi fanno cadere in una lieve incoerenza.
D'altro canto, vi sono molte decisioni che devo prendere e che non riesco a prendere, rimanendo lì indeciso, sulla soglia, mentre le orme mi precedono sullo stesso selciato.
La mia indecisione non riguarda solo un esame rimandato all'ultimo, a causa di esiguo tempo materiale, ma anche argomenti più profondi e pesanti.
In quegli stessi argomenti, pesanti e profondi, ve n'è uno in particolare su cui, invece, non tardo a parlare e su cui mi dilungo, giungendo sempre alle solite conclusioni, quasi un ripetere la lezioncina per esser sicuro di saperla. Entrambe le cose, lo ammetto, mi spaventano.
Da un lato, non sono mai stato capace di prendere decisioni categoriche, lascio sempre uno spiraglio nella porta che chiudo, benché minimo a volte.
Dall'altro lato, certi argomenti sono talmente importanti per me da non lasciarmi il tempo per riflettere.

Uno di questi argomenti è la coerenza.
Sono forse malato di coerenza: non riesco a smettere di criticare quando peccano in questo senso.
Forse perché mi sforzo di creare una linea, un file rouge che possa identificare la mia persona, senza lasciare che gli altri mi sommergano delle loro apparenze e facendo attenzione a non calpestare i miei stessi piedi.
Ma voglio precisare che, siccome anche io sono umano e a volte qualche piede me lo pesto, la mia è una critica, e non un giudizio.
Ed a mio parere v'è differenza fra critica e giudizio: chi giudica emette anche una pena, chi critica no. Chi critica dice la sua opinione su di un certo argomento, lasciando che i diretti interessati della critica decidano dal loro canto se accettare, replicare, negare, ecc.
E, quando la gente si scaglia contro qualcuno senza farsi un proprio esame di coscienza, scusatemi, ma divento una belva. E ancora di più mi arrabbio perché io stesso spreco del tempo per valutare le mie azioni quando altre persone sputano sentenze a caso.
Ed è vero che si potrebbe dire che non c'è scritto da nessuna parte che bisogna essere coerenti. Ma, appunto perché nessuna legge lo impone, seguire la coerenza sarebbe una scelta onorevole e degna di altissimo rispetto.

L'altro argomento, l'indecisione. E qui mi ritengo più fortunato, dato che la mia è indecisione sulla scelta da compiere mentre altri sono schiacciati dall'indecisione del cammina da prendere, ancora sdraiati nel letto a pensare su che strada intraprendere.
Indecisione che a volte porta a strade sbagliate, strade che tirano fuori il peggio dell'uomo, dalla accidia alla autocommiserazione. A questi che sono lì, indecisi sul da farsi, io cito una frase di Agosti "La pigrizia è nido di violenza".
A chiunque abbia sbagliato strada e sia indeciso nel bel mezzo della via, come lo fui io, come lo fummo tutto un istante nella nostra vita, io consiglio di disincantarsi, di smettere di piangersi addosso per l'errore fatto, perché così non si va avanti né si retrocede: si resta persi in mezzo alla strada a piangere e ad aspettare che arrivi un signore a dirvi qualcosa. Ed il bello è questo: qualunque cosa vi dirà, basterà a farvi ragionare ed a farvi rialzare, per avanzare o retrocedere e cambiar strada.
Siccome insistevano nell'interrogarlo, si drizzò e disse loro: «Quello di voi che è senza peccato scagli per primo una pietra contro di lei»

Vangelo Secondo Giovanni, capitolo 8, versetto 7
A Sofròsine
La Temperanza XI

Amata mia,
benchè sia tu eletta ancor a
compagnia di Ragione esiliata,
che rifugge la rude stagione,
sento la presenza tua,
dilettevole come un'etera, che
l'uomo alletta

Tempo m'ha dato le tue rose e le
tue lettere,
tra le positive visioni e costruzioni.
Profano il papiro con
amorevole dedizione,
inebriato dal profumo tuo.
L'elezione tra le eteree muse m'ha
ispirato affetto e devozione, notizie da
dimenticata amica, ma mai lasciata senza
preghiere nelle sere autunnali.

Veniali le mie parole, non son tali da
descrivere l'effetto d'aver letto
parole tue affettuose.
Tengo stretto il
papiro sotto il cuscino.
Mi ha avvisato
Morte del tuo ritorno a
spoglie mortali, ma non speravo le voglie
mie fossero dettame
per cambiare le decisioni tue.
E saputa la tua vicinanza, capito il
programma, il domani sembra
niente in eccesso
nella vita mia, tra le tue mani.

Umilmente,
Spirito Giovane a.k.a. Daniele

14 febbraio 2008

Intermezzo 4 - San Valentino

Auguri a chi si chiama come questo santo.
Una volta c'era un romantico. Ora, fortunatamente, si è ravveduto. E non lo intendo in senso prettamente emotivo, ma in senso filosofico. Era una perduta anima romantica, idealista.
Fortunatamente ora si è ravveduto. Proprio prima di cadere nel Decadentismo più decadente, qualcuno gli ha aperto la mente. Ed eccolo qui. Senza questa forzata apertura di cervello da parte di quel grande uomo, non ci sarebbe lui, qui.
Una volta ero romantico. Sdolcinato, scrivevo poesie e canzoni esclusivamente sul tema dell'amore. Ed usavo la rima baciata con rime facili, del tipo fiore : amore. E non è che rimpianga quel periodo o che lo ritenga un rimpianto. Semplicemente, lo ritengo superato.
Una volta ero idealista. Ma nel senso peggiore che questo termine possa prendere. Vedevo le cose da una prospettiva errata, con delle priorità invertite. Ed ero succube di tale modo di vedere le cose.
Sempre in conflitto, unica forma di partenza all'epoca.
Sempre teso a desiderare, ma mai soddisfatto di ciò che ottenevo.
Sempre alla ricerca di qualcosa che non c'era: la necessità era essere alla ricerca.
Ora ho smesso di essere romantico ed idealista, sempre nell'accezione filosofica. Ora sono più verso una concezione Classica, anche se modificata e un po' reinterpretata.
Qui non c'è spazio per frasi d'amore irrealizzabile: non ho mai proferito un "per sempre" e mai lo farò. Ma ho amato, come chiunque su questa terra, credo [spero, ndr].
Non ho mai avuto sentimenti di gelosia, non possiedo le persone: solo le cose. Ma ho avuto anche io i miei momenti di cedimento, di consapevolezza che c'era qualcosa che non andava.
Tutto questo per dire che San Valentino mi sembra una sciocchezza rispetto a tutto il resto. Certo, se rimane un giorno per rafforzare e saldare un amore, è ben accolto. Ma è superfluo laddove c'è qualcosa che supera il tempo, pure con la consapevolezza della finita umana e delle creazioni della stessa umanità.
Non ho mai passato un San Valentino che non fosse solitario, perduto a pensare al mondo che incessantemente si scava la fossa con le proprie mani. Manie di egoismo a parte, anche questo San Valentino penserò a me piuttosto che ad altri. Ma ci sarà una preghiera per tutti, alla fine.
Come dissi ad una mia amica, già una volta citata in questo Blog: "Non ci resta che piangere".


[...] M'incantò la rima fiore
amore,
la più antica difficile del mondo.

Umberto Saba





In rosso screziato
Occasioni III
Discende ignuda dal disfatto
Amore. Affocato, risorge il piacere
screziato: avvampò il fuoco;
la darsena nell'atto
- il lampo lanciato - piombò
nel vapore. Un fiato di vento rivelò
ben poco.

Screzia e rosseggia l'aere
nel mentre: è destino ch'e il morale,
vicino al focolare provvisorio,
non terga le povere
occasioni. Perfino uno stambecco,
ubriaco di vino, non osa avvicinarsi
al nido irrisorio.

Umilmente, buon San Valentino agli innamorati,
Spirito Giovane a.k.a. Daniele

1 febbraio 2008

X° Influsso - Tempo e Numeri

Questione di tempo e daremo tutti i numeri! Questo doveva essere il titolo del Decimo Influsso, un traguardo per il sottoscritto. Ma poi mi sono accorto che il titolo in questione risuonava più come un Intermezzo che un Influsso. Troppo sarcastico.
Sono successe troppe cose nel tempo in cui mi sono distaccato da questo blog (28 Gennaio - 7 Febbraio. La data del post l'ho tenuta per sottolineare quanto sto studiando in questo periodo).
Insomma, è caduto un governo e sono successe molte altre cose. Tra le quali, due compleanni (quelli dei miei amici Andrea e Mattia, due persone fenomenali che ringrazio per il loro costante aiuto e che elogio per la loro semplicità).
Tempo e numeri, insomma. Molte coincidenze. Era solo questione di tempo e di pochi voti la caduta del governo, era quasi predetto. E l'estero intero ci fa vergognare di essere italiani. Io ne vado un po' fiero, per via delle radici per il resto. La cultura, ecco. (Sto studiando Letteratura Italiana dal Duecento al Quattrocento, logico che sia fiero. Anche se Dante non può ritenersi un vero italiano).
Ci voleva tempo per estrapolare dagli Anni Dell'Ascolto ragazzi con in numeri giusti per darmi positive influenze. Parlo di tutti quelli che come me scrivono e che sentono un vuoto attorno e che tentano nel loro piccolo di riempirlo in modo originale. Li ringrazio di cuore.
E' tempo per tirare fuori uno spazio su MySpaces, dove incontrare gente interessata a fare qualcosa, tempo per utilizzare gli strumenti che abbiamo (il web per ora) in maniera intelligente e sfruttando appieno le nostre idee.
E' tempo di postare questo traguardo, il Decimo Influsso. Non avrei mai scommesso su di me così tanto. Sono arrivato in breve tempo a scrivere più di dieci interventi. E non è un elogio a me stesso come genio o poeta, no. E' solo un umile constatazione che anche io riesco a mantenere un impegno. E mando a "fanculo" lo studio di letteratura per un attimo per dedicarmi più intensamente a me stesso.
Sarà anche tempo di pubblicare qualcosa realmente, verrà quel tempo. Lo attendo qui con le armi pronti ad essere sguainate. Ed usciranno dal loro letargo i poeti veri, capaci di gettare nuove luci ed ombre sulla cultura. Mi troveranno qua, ancora incerto sul fatto di avere o meno i numeri per dettare un cambiamento netto.
Ringrazio qui tutti coloro che mi hanno commentato e comunico che da questo Influsso i miei interventi saranno pubblicati anche sul mio Spaces di Msn e forse su MySpaces. Saranno ovviamente interventi uguali per contenuti, ma i commenti potranno ovviamente variare. Quindi se volete leggere altri commenti di altri Attendenti al Cambiamento come me, potete vagare per il web e raggiungermi anche altrove. Oppure scrivermi qua.
Un ringraziamento particolare ad Ax, sempre pronto per commentare e divulgare il suo magnifico verbo: troverai sempre uno spazio qui sul mio Blog.
Detto questo vi lascio alla (non a caso) ennesima poesia.

Il Tempo
Numeri II
Uno, nessuno e centomila nove voci pretendono
ascolto: che il Tempo cambi. E' il suo viso
visto troppo ormai: risuona vecchia la sua voce,
da quattro generazioni detta parole d'avviso.
Natura, Dio, ragion scritta e comune non possono
imporre freno al vecchio, che il corso natural
di vita a tutti fa rispettare: l'evoluzione precoce
portò in otto lustri a perder senso di Trono e Graal.

Lustrano le medaglie i bigotti, che intendono
portare in sacrificio dieci vergini. Son meri
doni per numi svaniti: Denaro e finta Ragione.
E' questione di tempo e daremo i numeri!
Stretti nella morsa Tecnologica, ormai ragionieri
su carte di numeri, poche parole. Quei quattordici
versi sonori, svaniscono: si perde in prigione
labirintica il Poeta: alcuni portano annunci ai periodici

"Ella è mancata, conseco il Profeta". Così s'odono
voci d'indifferenza: la pergamena è mangiata
dall'ingranaggio. Il giavellotto che lanciò Perseo
fu controllato dai venti? Dalle Parche sviato?
Ennesimo mistero è il superare i padri
nell'azzeramento del mondo. Migliorar davvero
è infattibile? Contro Natura, all'alba dell'etereo
millennio, già siamo ventiquattro a zero.

Umilmente,
Spirito Giovane a.k.a. Daniele
 
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