17 novembre 2009

Influsso XXXXV - Qualcosa di complicato (Parte 4)

Sono arrivato al punto di capire, più o meno, quale possa essere realmente il problema di questo genere, in questo genere Fantasty: il problema è che nessuno lo prende realmente; tuttavia ho letto una cosa che mi da speranza, ovvero che scrivere Fantasy non è – e non vuole dire – rinunciare alla realtà e alla verosimiglianza. Così io credo di poter dire che bisogna agire in qualche modo. Primo, riflettere se si vuole scrivere. Una signora, in televisione, che nella finzione scrive gialli e di nome fa Jessica Fletcher, ribatté ad una accusa di semplicità e banalità dei suoi romanzi; lei rispose «non sono qui per creare capolavori, voglio soltanto raccontare storie» (beh, più o meno, la citazione esatta non la ricordo) . Ebbene, è vero che una persona deve mettersi dietro alle carte solo quando ha delle storie; ma in realtà non deve fare il passo più corto della gamba; né il più lungo, né il più corto. Nessuno può partire dal presupposto di scrivere tanto per farlo; se scrivi, prenditene carico come una responsabilità che devi affrontare ad ogni pagina. Quindi se una persona scrive dovrebbe tentare di creare almeno qualcosa per superare se stesso, per evolversi; tentare un’opera letteraria che possa fare la differenza e significa qualcosa, su diversi piani, su diversi livelli. Secondo, se si vuole scrivere Fantasy in Italia bisogna partire da zero. Bisogna dare ai lettori la possibilità di imparare e di apprendere; bisogna insomma educare chi legge al proprio stile e ai propri contenuti. Per questo le mie prime opere non saranno dei Fantasy ma dei romanzi fantastici; il che non vuol dire nulla se non che avranno lo stesso nostro tempo e luogo. Non saranno quindi ambientati in mondi utopici ed esotici, ma al contrario partiranno dall’esperienza comune per educare i lettori, per abituarli ad un certo tipo di narrativa a cui ancora (per quanto ne so) non sono abituati.
Inoltre, se i miei calcoli non sono errati, il primissimo mio romanzo sarà riflessivo: analizzerà non solo alcune caratteristiche del Fantasy – come la magia – ma proporrà anche un’analisi del metodo: sarà un racconto sul come nasce un mondo, come si costruisce una società.
Tutto ciò lo faccio per essere chiaro e conciso e per non confondere me e chi mi legge – ho sempre scritto qui sul blog che se scrivo lo faccio prima per me che ne sono il Primo Lettore e poi per gli altri. Ma c’è comunque l’idea che se gli altri mi leggono, anche loro devono capire e comprendere. Devo lasciare una traccia forte, talmente forte da essere incancellabile e difficilmente confusa; quindi chiara, sia per la storia in sé che per l’autore che l’ha scritta e che, in quella, un po’ di se c’ha messo (ricordo quando dopo il Barone Rampante lessi successivamente anche la famigerata - almeno per noi studenti delle superiori - Coscienza di Zeno; ma solo quando ebbi in mano il libro capii di aver ancora equivocato le persone; non voglio che questo accada anche ai miei lettori, sebbene un altro Fusetto sia difficile da individuare…).
Devo dire, però, che solitamente in autunno riscopro la scrittura; mi viene congeniale infatti pensarmi seduto alla scrivania a battere sulla tastiera del computer mentre fuori piove - o nevica. Quest'anno, invece, non l'ho curato molto il Blog per via di quel che voglio fare: modificare la grafica del sito, per una maggiore funzionalità (probabilmente, se si potrà, avrò due colonne per i post: una per quelli peso ed un'altra per quelli più leggeri e rapidi).
Stavo meditando questa cosa da molto tempo, perché a volte sento il bisogno di scrivere qualche riga semplice e lineare invece che un post impegnativo (o un capitolo di qualsiasi mia opera); poi invece sommo tutto e alla fine - ma solo alla fine, dopo ampie riflessioni - mi ritrovo a scrivere un post peso (ed in questo momento lo sto facendo, anche se le parole fluiscono così, dal nulla; ma tutto in realtà è pensato!). E solo allora, quando il post è quasi concluso e mancano solo le fotografie (per rendere il tutto più leggibile e meno pesante), solo allora penso, rileggendolo, che un altro rimorso è stato cancellato dal mio preconfezionato destino – come se l’avessi preso, in scatola chiusa, dall’interno di una confezione di mobili ikea, di quelli che quasi sempre non trovi mai le istruzioni di montaggio, se non in lingue sconosciute…

Sono arrivato al punto di concludere il mio post. Così come non l’ho curato molto, anche il mio prossimo post non sarà un atto di benevolenza verso il mio blog perché sarà su un altro blog – quello della mia ragazza, che tratta di un tenore, Josep Carreras, e di opera lirica; il mio contributo sarà in merito, probabilmente, all’interazione fra cantanti lirici e canzoni pop e di altro genere. E’ come se rimanesse costante il mio apporto al blog, ma mai definitivo; come una costruzione in divenire, che dev’essere sempre spinta lentamente alla deriva perché forza per spingerla oltre per ora non c’è.
Questo post che state per finire di leggere è un altro di questi sforzi verso la deriva di questo post; in realtà è una deriva forzata e arginata che andrà avanti credo…per sempre! Purtroppo, come tutti i blog, è un progetto personale; purtroppo o per fortuna mia, questo non vuol dire che chiuderà. Mai. Queste sono le idee che ultimamente guidano questo blog ed anche me. Tutto quello che ho scritto fino a qui è la sintesi, per quanto lunga e complessa, di quello che passa per la mia mente. E se non l’avessi scritto ora, se non l’avessi postato, probabilmente mi sarei tenuto dentro per anni il rimorso di non potermi chiamare scrittore e nemmeno letterato.
Non è una regola oppure una dottrina, ma un complesso meccanismo mentale che mi obbliga a fare almeno una cosa: non contraddirmi. E si sa, la complessità umana è il primo e l’ultimo rimorso che chiunque, sulla faccia della terra, credo inserirebbe nella lista dei suoi…


Umilmente,
Spirito Giovane a.k.a Daniele


PS: spero di riuscire a concludere i lavori sulla grafica del blog entro il 2010. Per me è importante. Per il resto cercherò di pubblicare un post di Critica (probabilmente su Steven Erikson), uno di Cultura (probabilmente sull'anacronismo nel fantasy), uno di stile (sulla scrittura postmoderna) e qualche inizio di riflessione sul fumetto, che poi avrà largo spazio in questo blog. Se tutto va come deve andare, ci sarà spazio qui anche per qualche recensione cinematografica e musicale, così da non dover aggiornare due blog.Saluti.

7 novembre 2009

Influsso XXXXIV - Qualcosa di complicato (Terza Parte)


Calvino, dicevo. Non voglio tornare ad essere arrogante come poco fa; parlavo di influenze di Montale e Calvino e facevo ipotesi sulla loro intenzione letteraria. Bé, non ne so molto più di tanti altri – e non voglio arrogarmi il diritto di saperne di più. Calvino stesso volle saperne molto – e di persona – prima di scrivere La Giornata di uno Scrutatore; dovette attendere otto anni all’incirca prima di poter essere uno scrutatore là dove è ambientato il suo romanzo ed altri venti mesi circa prima di poterlo scrivere (Non posso quindi riservare a questo scrittore, e al suo compare Montale, poche righe; hanno bisogno di più spazio…).
Io, invece, mi porto avanti tutto questo progetto di scrittura fin da quando avevo tredici anni; a tredici anni – lo so bene – tutto quello che immagini sembra, successivamente, favola e power ranger. Vi giuro che rileggendo le venti pagine che scrissi rimasi estasiato dalla enorme quantità di cavolate pazzesche che sparavo già all’epoca. Ma era un’era di possibilità assolute, quando ancora la possibilità era un lusso sfrenato e non si aveva paura di poter fare, di poter dire… In realtà la questione è molto più complicata, secondo me. A volte, oggigiorno, le persone hanno paura soltanto ad avere la possibilità di fare e di dire, quando ancora non sei comunque al di là della possibilità. E’ come se di fronte alla possibilità di fare un passo che si sa, falso, si ha già paura; la complicazione, ulteriore, sta nel fatto che a volte il passo non è sbagliato, ma giusto. Sommando tutto ciò al mondo che ci circonda, torno a pensare che Calvino possa aver completamente ragione circa il complicato…
Così Montale mi ha aiutato andando verso il complicato, partendo dal semplice; ora sto cercando di fare il contrario: vorrei portare il complicato verso il semplice. Quanto vorrei che la realtà ed i fatti fossero lì, di fronte a tutti e che io potessi dare una mano a trovare il modo per farlo. Ma in realtà – ripeto – non voglio essere così arrogante. Per questo credo nell’oggettività di cui parla Calvino e credo in quello che ha fatto nei Sentieri dei nidi di ragno: abbassare il punto di vista per trattare meglio una materia troppo alta, un metodo che lo allontana molto dal credersi un essere superiore. Calvino, dicevo; di Calvino ho detto e se non avessi scritto nulla (su di lui e su di me) avrei avuto (ora e adesso) un rimorso che mi sarei portato avanti per anni, nel futuro. Lui, uno di questi rimorsi, l’ha avuto; io, grazie a lui, avrò la possibilità di fare una delle cose per cui sono qui e sono io: arrivare a dire che io, di rimorsi, ne ho avuto davvero, davvero pochi…


Umilmente,
Spirito Giovane a.k.a. Daniele

4 novembre 2009

Intermezzo 22° - Il congiungersi degli opposti

Ho scritto il mio primo diario volontariamente. Questo, il secondo, l'ho scritto perchè non potevo parlare con nessuno (so che non ho più amici). Così il foglio bianco è diventato il mio analista.
L'uomo, per denaro, ucciderebbe il proprio simile. Caino non è morto, e Abele continua a soffrire. Ecco la mia storia. Il diario finisce qui. Se non mi aiutano impazzirò di certo. Anzi, sono già folle
.

Questo Intermezzo rompe i quattro Influssi di influenza calviniana. I motivi? Tanti. Prima di tutto c'è un'evento: è morta Alda Merini. Mi ero riproposto di scrivere qualcosa su di lei; uno dei tanti propositi andati a male. Così riflettevo come solevo fare un tempo per scrivere i miei post di poesie: una riflessione poetica quindi.
Ma non volevo fare un tipico post di lodi, con il nome della poetessa nel titolo e delle poesie citati; non volevo neanche mettere una delle sue poesie, perchè spesso accade che alla morte di un poeta si rivanghino i versi da lui scritti. Volevo fare qualcosa di originale.
La prima cosa che mi è venuta in mente è scrivere della follia e del genio, del sottile confine. Ma già l'ho trattata e non voglio tornarci. C'è però un elemento, più generale, che volevo trattare e che in parte ho scritto nei quattro Influssi che formano un unico testo: la coincidenza degli opposti.
Uno ci è proprio sottomano: come può la morte essere tanto vicino alla vita? Mi spiego: come è possibile che tutti, me compreso, ci mettiamo a ricordare una persona soltant perchè non è più qui? Molti potrebbero dire che di una cosa se ne sente la mancanza solo quando non la si ha sotto mano; ma ciò non vuol dire che quella cosa sia necessaria o importantissima. Quello che voglio dire è che il non esserci o il non esisterci non è una condizione necessaria per ricordare qualcuno o qualcosa; anzi, la presenza di quell'ente dovrebbe in qualche modo ricordarci la sua esistenza e renderci completamente attenti a lui, così come la nostra esistenza c'è sempre sotto mano. E' una questione di altruismo o egoismo quindi? Non proprio.
Ho sentito molte volte durante le lezioni di Letteratura al Liceo e all'Università che uno scrittore abbia un maestro; e proprio nel nostro secolo ci sono stati scrittori che hanno avuto come maestri altri scrittori non meno importanti di loro. Calvino aveva Pavese e Vittorini; Pirandello riconobbe in Verga una sorta di predecessore; mal che andava ogni scrittore aveva comunque qualcuno a cui fare riferimento che come lui scriveva.
Oggi, invece, se si scrive lo si fa da soli; per carità, non intendo dire che un'opera veda soltanto un paio di mani. Magari una persona la fa girare, sente pareri, la fa leggere e rileggere a più persone e ciò giustifica, come dice Erikson, che un libro non si crea mai in solitudine. Però io sento che, in questo momento e in questo ambiente culturale italiano, io e altri scrittori come me non possiamo dirci altretanto fortunati dei suddetti scrittori. Non che con Alda Merini sia morta la letteratura, però davvero gli autori esistenti attualmente che io ho studiato alle Superiori si contano, ahimè, su neanche una mano.
Che il riconoscimento delle proprie doti e delle proprie opere avvenga soltanto perchè la nostra morta ci avvalora? Spero vivamente di no. Davvero. Io fortunamente Alda Merini l'avevo studacchiata al Liceo; non che avessi fatto molto, ma sapevo chi era e mi ero informato attraverso internet. Molti altri no, invece; non lo sanno, chi era. Ma sono sicuro che entrerà nei libri di testo, se non c'è già; a breve.
O magari, per riprendere le parole d'introduzione, Alda Merini nei libri di letteratura c'è già; ma nessuno l'aveva seriamente presa sul serio e aveva provato a leggere le sue poesie. In questo caso, allora, aveva ragione lei: come poetessa non aveva amici. E dunque non sarebbe la fama a giungere dopo la morte, né la bravura e il genio o la follia; ma di fronte alla morte tutte quelle persone indifferenti diventerebbero invece adulatori e amici, tessitori di lodi ed attenzioni. Alcuni per farsi notare ed essere al passo coi tempi; altri invece per aver realmente scoperto qualcosa che avevano completamente dimenticato - o talmente dimenticato da non averlo conosciuto.


Nuvole di semplici acque
Il Matto VII / Occasioni VI / Mancanze XII / Acqua VII / Aria II
Nel vuoto nuotarsi,
persersi e ricordarsi. Tutto
in un bicchiere; si squote
il pugno, si ha ragione. Contorto
non è il cielo: libera il peso
con le nuvole, che lo limitano.
Sarà la sua pioggia che il vaso
riempie? Prima o poi l'orlo
verrà raggiunto, il velo alzato;
allora Follia, Incoerenza, Dimenticanza,
verranno lavate via e verremo
ricordati per quando e cosa siamo.

Umilmente,
Spirito Giovane a.k.a Daniele

29 ottobre 2009

Influsso XXXXIII - Qualcosa di complicato (Seconda Parte)

Questo post è per dirvi che sto scrivendo. Si, non prolificamente; certo, non con costanza; ma riesco a intravedere, finalmente, la via giusta per arrivare alla fine di una prima opera. Ho incontrato, come sempre, molti problemi; dubbi, ce ne sono stati molti. Ma risolutezza e forza di volontà sono dalla mia parte; inoltre le lezioni su Calvino continueranno anche nel prossimo semestre, quindi sono tranquillo. Ah, è da quando scoprii Montale (in quinta superiore) che non ho più questa sensazione che ho quando leggo Calvino: mi viene voglia di scrivere, scrivere come lui, come loro... Con Montale, all’epoca, in quinta superiore, scrissi liriche (poesie che sono anche qui, sul blog); registravo – talvolta – la mia volontà di seguire le sue orme (ovviamente copiando rozzamente le sue, già svanite da tempo sulla sabbia della letteratura). Al contrario Calvino mi sta dando la forza di scrivere (anche altre cose come questo post ed anche un altro post che potrete vedere prossimamente sul blog della mia ragazza…); forza di scrivere, anche se – ovviamente – non posso farlo che secretamente
Se Montale mi aveva mostrato il lato complesso delle cose, Calvino, ora, mi permette di capire – in maniera meno ermetica – come si possono complicare le cose. È come se uno mi avesse mostrato la verità che sta dietro l’apparenza e l’altro mi stesse mostrando come l’apparenza (e specialmente quella creata dalla complicatezza umana) può coprire la verità. Una verità che ormai non interessa più a nessuno, dato che i fatti sembrano essere sempre meno oggettivi e reali…

Dicevo del brainstorming: una opportunità interessante. Sembra che io abbia trovato due persone che la pensano come me sulla scrittura. Ho letto qualche manuale di scrittura (gentilmente offerti dal blog di Gamberetta e da Gigapedia) e alcune pagine mi hanno fornito spunti interessanti che ho voluto condividere quindi con altri amici scrittori che, come me, s’interessano di Fantasy.
Sono arrivato al punto di capire, più o meno, quale possa essere realmente il problema di questo genere (dopo tutto il mio peregrinare, testimoniato dagli scorsi Influssi sulla scrittura pubblicati da Maggio in poi); il problema di questo genere di scrittura non è nel genere stesso. La reputazione; si, la reputazione e mi ci è voluto così tanto tempo per capirlo, per capire una cosa banale. La fantascienza non sempre ha questo problema, perché si forma sul presupposto che quello che narra è il futuro del nostro mondo (o il nostro passato, nel caso di opere come Battlestar Galactica); ha quindi un legame, seppur non stretto, con tutto quello che siamo. Il Fantasy, invece, è evasione; o sembra evasione dal nostro mondo. Potrebbe – dico potrebbe – funzionare l’immettere nel Fantasy un legame con il nostro mondo, spostare lentamente il background storico dal Medioevo verso un’epoca più vicina a noi per poter usare argomenti differenti, non a volte più allettanti, ma di certo comprensibili per più persone…
Questo Influsso lo scrivevo tanto per informarvi di come sto e di cosa faccio. Ormai, chi mi sta leggendo, ha capito che (dopo questo lungo periodo di stasi e di non scrittura) io sto tirando fuori tutto quello che non ho ancora tirato fuori. Motivazioni? Il blog è morto, ma io no. E’ come se fosse una forma di ipocrisia; e io non voglio apparire tale (e neanche arrogante, sebbene prima io abbia parlato come un narratore onnisciente). Io non sono onnisciente ed è per questo che per ora tutti i miei scritti sono in terza persona: non voglio credermi superiore e non voglio che il mio lettore si senta tale. Scrivere è una forma di comunicazione, di condivisione, e io credo che, quando persone come Calvino o Eco parlano di opera aperta, si intenda che uno scritto debba mettere di fronte ad un tavolino scrittore e lettore; entrambi devono sottostare a delle regole, ma devono porre fiducia in ciò che leggono. Ma per fare ciò non si può credersi superiori e neanche inferiori; bisogna mettere conoscenze in tavola e fare in modo che i lettori mettano le loro a completamento dell’opera.
Questo Influsso è il punto di arrivo del cammino (mio, personale) verso la fine di ogni dubbio e l’inizio della scrittura. Questo è l’ultimo passo del mio pensiero, l’estremo e l’ultimo passo. In realtà avrei voluto scrivere la prefazione del mio primo libro, ma non l’ho ancora concluso, non ne ho ancora scritti altri, non sono ancora un vero letterato, sebbene possa ritenermi scrittore…


Umilmente,
Spirito Giovane a.k.a. Daniele

22 ottobre 2009

Influsso XXXXII - Qualcosa di complicato (Prima Parte)

Questa serie di post che andrete a leggere sono in realtà una unica entità che ho diviso per facilitare la lettura; in realtà non è neanche un post, ma una specie di racconto o riflessione scritta. Gli argomenti che tratterò? Il blog, Calvino, la scrittura, il brainstorming, ancora Calvino, il Fantasy e la complessità umana. Ci saranno quindi altre tematiche secondarie come la nostalgia dei bei tempi, la confusione fra persone, lo stesso post, Montale e altri post per altri blog. Ora vi lascio alla lettura.

Questo post lo scrivo tanto per informarvi di come sto e di cosa faccio. Ormai chi mi legge di voi è avvezzo a trovare il blog un attimo scoperto, lasciato a se stesso, in alcuni periodi; questo è uno di quei periodi. Motivazioni? Vorrei poter dire che non ho voglia, ma in realtà ho pochissimo tempo. Avevo già un lavoretto ed ora ne ho un altro, doppio: insegnerò musica ai bambini delle elementari (il che è una bella grana, detta fra noi). Poi, la chitarra e vari progetti annessi; quindi la ragazza, la famiglia e il resto – che significa cose altrettanto importanti come amici e progetti (letterari). D’altronde, oramai, sono cresciuto e devo assumermi qualche responsabilità, qualche obbligo nei confronti degli altri; non è più il tempo di giocare, mangiare, dormire e ricominciare da capo. La bell’età è ormai passata…

Ma veniamo all'Università: procede bene. Frequento Letteratura Italiana Contemporanea, bellissimo corso tenuto dalla bravissima professoressa Martignoni - e non lo dico per farmi ben volere ma, perché credo sia un attimo conosciuta, avendo scritto anche alcuni manuali di letteratura. Ah, il corso è su Italo Calvino ed ho comprato anche dei Meridiani Mondadori su cui leggerlo - i tre tomi dei Romanzi e Racconti e i due dei Saggi (non vi dico che spesa ragazzi!).
Avevo già “incontrato” Calvino da bimbo: lessi Il Barone Rampante in tenera età (avevo tredici anni, che epoca!); mai, però, avevo sfogliato altre sue opere; opere stupende come Le Città Invisibili (che però conoscevo grazie al mio manuale di letteratura delle superiori), come Il Castello dei Destini Incrociati, come La Giornata di uno Scrutatore (si, lo so che non è misconosciuta come opera ma non l'avevo ancora letta!), come tante altre cose che Calvino ha scritto.
Mi trovo molto in linea con quello che esprime e dice Calvino riguardo molte cose; l'ho sempre amato (mi ricordo anche un aneddoto divertente: avrò avuto dieci anni e stavo studiando il Calvinismo; ma non mi entrava in mente il suo creatore, Giovanni Calvino; così mio padre entra in camera e mi fa «Italo Calvino! Ricordati Italo Calvino e vedrai che Calvinismo ti verrà semplice, fidati!». Risultato: confusi Giovanni Calvino con Italo Calvino...).
Tornando alle opere di Calvino, io posso dire che mi stuzzicano. Ho letto attentamente la Prefazione del 1964 al Sentiero dei nidi di ragno; dire che è interessante è poco. Leggendola ho avuto subito voglia di scrivere e di buttarmi nella progettazione di nuove cose. Ho pensato subito di cambiare rotta, di riprendere una linea che avevo abbandonato: il brainstorming. Sto pensando sempre più che la condivisione delle idee fra scrittori sia utile e fondamentale: non voglio diventare uno scrittore solitario, ma voglio che altre persone come me sappiano cosa intendo quando scrivo. In caso contrario, se dovessi scegliere di starmene isolato a scrivere quello che voglio io, senza curarmi di sapere se riesco a comunicare bene o meno (e non è questa la strada che ho intrapreso), se dovessi stare isolato probabilmente sarebbe un rimpianto, un rimorso che mi terrei dentro per molto tempo…


Umilmente,
Spirito Giovane

1 ottobre 2009

Influsso XXXXI° - Cosmogonia: corso per universi fantasy fai-da-te!

Sia chiaro che questa critica all'articolo pubblicato su Leggere:tutti di Agosto-Settembre e scritto da Claudio Nebbia* è soltanto un pretesto: prendo spunto da quello che ha scritto il signore Nebbia e tento di esprimere la mia idea. Su certe cose condividiamo lo stesso pensiero, su altre non so se siamo sulla stessa lunghezza d'onda. Spero che lui possa commentarmi: segnalerò questo post a lui in persona, ho scoperto che ha un blog su Splinder che vi linko, in modo che sappiate meglio di chi si parla. Ma, in realtà, il centro focale del post è la creazione di un universo come background per un romanzo o un'opera di carattere Fantasy.


...mi accorsi che la creazione del mondo delle Sette Terre poneva tutta una serie di problemi.

Questione di cronotopi - Se provate ad andare a rileggere i miei primi post che trattavano di materia fantastica, troverete un punto in cui provo a dare una definizione del Fantasy; ve la riporto:
Il Fantasy può essere definito come quell'arte in cui l'artista crea un mondo ucronotopico dove collidono e/o interagiscono archetipi di personaggi, di azioni e di cose che troppo o troppo poco mancano al mondo reale che circonda l'artista stesso.
Io credo ancora in questa definizione. Spiego solamente tre punti, per il resto rimando al secondo post di questo Blog.
Quando dico ucronotopico intendo un mondo che non ha in comune con il nostro né il tempo, né lo spazio. Tutti quei romanzi che sono ambientati in epoche diverse o future, ma sulla terra, per me sono altro rispetto al Fantasy. Tutti quei romanzi che creano all'interno del nostro tempo altre realtà, come Harry Potter per fare un esempio, non li considero Fantasy. Elemento fondamentale è quindi la totale diversità dal nostro mondo.
Ma per definire questo mondo vengono usati degli archetipi. Cosa vuol dire? Che per creare un mondo Fantasy vengono utilizzate conoscenze che prendono spunto dalla nostra storia: il "Medioevo" Fantasy è un'archetipo del nostro Medioevo. Così quando Nebbia afferma che per il suo romanzo ha ipotizzato «una sorta di medioevo celtico» in realtà utilizza almeno un archetipo, quello del nostro medievo. Ritorneremo dopo su questo punto.
Terza cosa che voglio spiegare è quel «che troppo o troppo poco mancano al mondo reale che circonda l'artista stesso». Questa frase spiega un concetto abbastanza complesso: nei romanzi Fantasy che ho fino ad ora letto (con dovute eccezioni) ho trovato enti che non esistono nella realtà ed enti che sono sovrabbondanti attorno a noi. Nei primi si possono catalogare la magia, le culture antiche ormai sorpassate, tutto ciò che è sovrannaturale; nel secondo si possono catalogare tutte quelle tematiche che vanno dal viaggio al rito di iniziazione, dai sentimenti fino alla guerra.
L'insieme di tutto quello che viene inserito all'interno del mondo crea un Cronotopo, ovvero un insieme di luoghi, eventi ed enti modellati sul nostro mondo; come delle copie. C'è quindi un rapporto di similitudine fra queste cose e quelle del nostro mondo. Una guerra nel Fantasy può essere simile a quelle combattute nella nostra storia, ma avrà in più enti magici e sovrannaturali.
Spero di essere stato chiaro su questo punto. Andiamo avanti.


...immaginai una sorta di medioevo celtico, possibile evoluzione di quel mondo se non fosse venuto a contatto con Roma prima e con il Cristianesimo in seguito.

Dal copiare al creare - Il passo successivo è staccare la creazione dai suoi archetipi. Riprendendo il discorso di prima sugli archetipi, Nebbia ha utilizzato l'archetipo medioevo ed anche quello celtico, ma poi ha variato, sommandoli, questi due modelli: ha voluto separare il tutto da due mondi che hanno avuto amplissima influenza sui celti, Roma e il Cristianesimo. Io, nella mia ignoranza in materie storiche, non riesco ad immaginare l'evoluzione di un popolo in cui mancano valori come quelli espressi dagli Stoici oppure l'idea dell'Umiltà e del Peccato professate dal cristianesimo. Ma comprendo il meccanismo: anche Royo, che è un pittore, fa la stessa cosa. Esistono disegni di questo artista che hanno come soggetto personaggi famosi, ma nelle sue mani sono trasformati e reinventati. Il processo è uguale. L'unico inghippo è che è molto più difficile farlo con le parole e con un romanzo.
Prendiamo ad esempio Tolkien, giusto per andare sul soffice: il mondo che lui ha creato è ancora lineare e poco soggetto a commistione, ma in certi punti mostra un retroterra, una sorta di storia dentro alla storia non narrata. Così vediamo che Tolkien ci da molte informazioni in maniera diretta, come narratore onniscente, ad esempio, nel capitolo Nono del primo libro, All'insegna del Puledro Impennato. Nel capitolo Settimo è invece Tom Bombadil a narrare agli Hobbit alcune storie. Questi sono solo alcuni esempi.
Ultimamente ho notato inoltre che l'accostamento fra elementi di differenti epoche o elementi inventati e reali crea un effetto anacronistico molto presente in alcuni sottogeneri, come lo Steam Fantasy. In realtà sono convinto che l'anacronismo sia un elemento abbastanza costante nel Fantasy, perché è il solo modo per sommare due archetipi e intrecciarli. Approfondirò però l'anacronismo nel Fantasy in un altro Influsso perché credo meriti più ampio spazio.


Passai quindi ai suoi abitanti. In quale regione delle Sette Terre vivevano? In che cosa credevano? Quali erano i loro valori, per che cosa vivevano e per che cosa erano disposti a morire? Quali erano stati i loro rapporti nel passato?

Grandi, grossi, enormi, universali problemi - Qui arriva il succo del discorso. Un conto è apporre dei modelli, un altro colmare i buchi con la fantasia, un altro ancora è creare da zero. In realtà, una volta stabilito un archetipo completo, definire chi lo abita e come lo abita può venire da sé se si è un attimo caparbi. Ma il rischio è che sia il narratore a prendere tutte le decisioni per le cose che racconta; in realtà dovrebbero essere le stesse cose a decidere per loro. Ma l'altra faccia della medaglia ha comunque un risvolto negativo: a volte si può essere banali mettendosi nei panni di un determinato personaggi mai visto e conosciuto per tentare di dargli un futuro quanto meno razionale. Ma c'è ancora un problema più profondo e complesso che viene a galla dopo una prima stesura del mondo.
Come si fa a far trasudare da un testo di media lunghezza, con parole non troppo difficili e stile non troppo dismesso cosa è realmente quel cronotopo? Come si può in poche parole abbozzare descrizioni psichiche di personaggi oppure tratteggiare gli ideali di un popolo nuovo? Eppure nel corso della storia ce n'è stata di gente che l'ha fatto. Certo, dei geni come Shakespeare, che da poche battute potevano creare un mondo di significati. Forse proprio in Shakespeare sta la soluzione. Mi spiego.
Per riuscire a scrivere in uno stile adeguato e evitare che parti inutili siano troppo sottolineate e viceversa parti utili siano snobbate, forse il segreto (che non è tanto poi segreto) sta nel dare dei sensi agli eventi. Esempio: nessuno vieta di chiamare la mappa del proprio mondo Fantasy con nomi quali "terre qualcosa" o "numero terre". Ma deve esserci un motivo per questo! Ursula Le Guin ad esempio ha chiamato il suo continente Earthsea non solo perché banalmente guardando la mappa è un'accozzaglia di isole, ma credo anche perché l'antitesi mare-terra nei romanzi ambientati su quel mondo è fondamentale. Ed infatti il protagonista sarà sempre immerso in un mondo in cui andare da un luogo ad un altro vuol dire navigare, vuol dire avere sempre il vento nella vela, fino al punto da necessitare a volte di un mago per creare il vento!
Ogni cosa deve avere una o più ragioni di esistere; e viceversa, ogni evento è una conseguenza di un altro. Credo che così ogni cosa possa essere lecita, a livello di trama. E non si necessita il detto "ma tanto è fentasi".
Shakespeare ne è maestro. Ogni scena, anche quella che può sembrare inutile e solo di passaggio, rivela un fitto sottobosco di collegamenti e di necessità, di cause e conseguenze. Credo che basarsi sul teatro come punto di partenza sia ottimo: un Fantasy, ma un romanzo qualunque, può apprendere dal teatro l'essere essenziale ed al tempo stesso profondo; poi da grande aiuto sulle parti dei dialoghi e delle azioni, dona una tridimensionalità alle azioni e aiuta ad essere precisi e concreti, non vaghi.

Breve conclusione - Quindi, per tornare all'articolo, condivido sulla difficoltà della creazione di un universo ma sottolineo che è molto più complesso mettere a risalto tutto ciò che si crea attraverso poche frasi sparpagliate su duecento o trecento pagine. Nessuno vuole un libro perfetto, né io né credo altri; tuttavia bisogna necessariamente avere un modello di riferimento a cui tendere. Dopo questo, è tutto un lavoro di ragione, coerenza e necessità.

Umilmente,
Spirito Giovane a.k.a. Daniele


* Chi è Claudio Nebbia? Direttamente dal suo profilo Splinder. «Ho pubblicato due romanzi, "Il leone di Norrland" e "Ritorno a Norrland" (ediz. Sovera) ed ora sto scrivendo il terzo "Tempesta su Norrland". Sono appassionato di fantasy, i miei maestri sono Tolkien e Martin. Ho 54 anni, sposato, due figlie, due gatti e due futuri generi. Sono ingegnere, lavoro nel settore IT di una multinazionale».

30 settembre 2009

Breaking News - Commenti

Il sonno della ragione ha creato mostri
Nuccio Lodato



EDIT: non ho ancora capito bene perché, ma le numerose visite credo siano a causa del link dell'Influsso XIV° su OkNotizie. Inoltre resta ancora da appurare se il link è stato fatto al post o al commento. Credo al post. Anzi, spero al post. Chiunque l'abbia fatto, se legge, mi sappia dire! ;-)

A sinistra, El sueño de la razón produce monstruos di Francisco Goya.

Della serie, quando Dio ha donato l'arguzio io ero al cesso; ma quando ritiravo l'intelligenza, erano gli altri quelli nella merda. E ci rimangono, a quanto vedo. Mi accorgo solo oggi, infatti, che alcune persone mi hanno lasciato commenti nei vecchi post. Non sono solito guardarmi indietro e leggerli, ma oggi l'ho fatto: ieri il blog ha ottenuto ben 363 visite grazie anche ad un commento di una certa diabolikina91 che s'interrogava sulle mie vicessitudini sessuali. Altra gente pensa che io sia pazzo e me lo fa notare, come quello che si fa chiamare Una persona mentalmente sana. Mi dispiace, siete arrivati ultimi: tutte cose che già sapevo. Anzi, vi ringrazio per i complimenti. Ma ho tolto i due commenti incriminati: non vorrei che altri bambini vedendo i vostri inutili e patetici commenti fossero spinti da manie di emulazione e copiassero, come nei compiti in classe! ;-)

Altri commenti invece sono preziosi. Ringrazio Laura, ringrazio tizi, ringrazio Anonimo (ah!) e Libertè. Ringrazio ovviamente tutti gli altri che hanno commentato e che commentano: Taotor, Ax, Angra e anche Parao. Grazie mille a voi che riuscite ad avere sempre rispetto delle cose che scrivo. Ringrazio e chiedo a tutti di continuare a leggermi. Presto tornerò sull'argomento del secondo post del Blog, fra l'altro. Prestissimo.

Per tutti gli altri: visitatemi quanto volete. Ma invece di correre a leggere commenti inutili per farvi due risate, leggete quello che scrivo. Non sono un professore o un dottore, ma neanche uno di quei ragazzini che aprono uno spaces per buttarci dentro un po' di cose e ricevere approvazione dagli amici del cortile. Sono cose che io ho scritto mettendoci tempo e dedizione. Se li fraintendete, almeno non commentate affermando la mia pazzia o la mia insoddisfazione sessuale. Piuttosto scrivete i PERCHE' di queste vostre opinioni, cosicché io possa controbattere abilmente. Ogni commento con insulti e/o ogni commento inutile, sarà tassativamente eliminato.


Chiuso il discorso.

Spirito Giovane a.k.a. Daniele Fusetto

PS: qualcuno mi ha segnalato su OkNotizie. Grazie, per quanto valga. Non ho ancora capito se mi hanno votato per il post o per il commento di diabolikina91. Spero il post. Quando saprò con certezza che l'intenzione era positiva ringrazierò chi di dovere. ;-)

23 settembre 2009

Intermezzo 21° - Libri, Riviste, Quotidiani

Si, lo so. Manco da un poco. Ora sto scrivendo due post: il primo e l'ultimo di settembre. Ho chiesto ad un amico di farmi un certo lavoro grafico ma deve mettere le mani sull'html; ma facendomelo a tempo perso, ha tutto il tempo che vuole per finire. E fino ad allora ho intenzione di scrivere di meno, perché ho un progetto in testa e voglio seguirlo. Tra l'altro domani ho un esame su quel genio di Shakespeare, sulla tragedia del Macbeth. Spero di passarlo. Vi chiederete: perché sta qui ad aggiornare il suo polveroso blog invece di ripassare per l'esame del giorno dopo? Perchè sentivo il bisogno di scrivere, di aggiornare, di mettere due puntini sulle "i". Prima di tutto, ho preso in edicola il nuovo numero di Leggere:tutti . E' incredibile come una rivista da un euro soltanto possa essere così completa ed utile. Nell'editoriale si parla di utilizzo del libro dopo la lettura e di bookcrossing, una iniziativa che Inchiostro, giornale universitario di Pavia, aveva già intrappreso un annetto fa con discreto successo. E' utile mettere i libri in circolazione per molti motivi: si scremano gli insufficenti, si criticano i discreti, si esaltano i migliori. Inoltre si ha la possibilità di discutere e di approfondire certi argomenti. Quindi vi invito a venire al Castello di Belgioioso che ancora una volta ospita la mostra Parole nel Tempo 2009 - Piccoli editori in mostra, il 27 e 28 Settembre; io andrò a farci un giro il lunedì pomeriggio. Altri due articoli su Leggere:tutti d'interesse. Il primo, un "backstage" del lavoro di creazione di Claudio Nebbia. Titolo: Come si costruisce un mondo fantastico. Potete usarlo come decalogo delle cose da fare o da non fare, a seconda di che tipo di romanzo volete scrivere. Leggibile, ne parlarò più ampiamente in un altro intervento. Il secondo è decisamente più interessante, un articolo sui 150 di anniversario dalla nascita di Giacomo Puccini. Sinceramente, mi sono appassionato all'opera grazie alla mia ragazza, Ludovica (che ieri compiva ventun'anni, auguri! XD). All'inizio era più un condividere una sua passione per un artista (Josep Carreras); poi però mi sono appassionato al genere, ho sviluppato un certo interesse per questa forma di arte che unisce due cose che io adoro: musica e poesia. Bene, sono contento che una rivista possa dare degno spazio alla nostra tradizione melodrammatica perché ancora manca questo spazio nelle nostre università. Gradirei molto fare un corso di storia del melodramma o di letteratura melodrammatica, se solo esistesse. E' un peccato sprecare un così ampio repertorio italiano, per non parlare poi di quante altre opere straniere esistano. Ma ricordiamoci il dibattito sull'inno nazionale, fra Mameli e Verdi. Forse andrebbe riservato un leggero maggior interesse per questo ambito. Ancora un altro articolo ha incuriosito la mia attenzione e lo segnalo soltanto perchè devo ancora leggerlo con attenzione. Tema: il giornalismo d'inchiesta, quello dei libri scandalo e degli instant book. Quello di La Casta e Vaticano S.p.A., per intenderci. L'articolo è un'analisi di alcuni libri scritti da giornalisti come Antonio Stella e Giovanni Flores, persone a cui non bastano le colonnine dei quotidiani per trattare fatti importanti e, soprattutto, politici. Restando in tema, voglio segnalarvi l'uscita, da oggi, in tutte le edicole, del nuovo quotidiano Il Fatto Quotidiano, nuovo giornale ideato, fra gl altri, da Marco Travaglio. Ovviamente vi consiglio di comprarlo, di interessarvi dei temi trattati e di approfondirli con il blog VoglioScendere, se vi interessano. Lungi da me fare una digressione giornalistico-morale di un certo peso, visto che siamo in un Intermezzo, ma credo che qualche volta vedrete uno o più articoli di questo quotidiano citati dal sottoscritto oppure analizzati, linkati, inseriti nei post. Perché credo che un quotidiano debba prima di tutto informare sui fatti, poi proporre opinioni, anche da diversi punti di vista. E per ora il Fatto Quotidiano sembra farlo; almeno il primo punto, quello di trattare come prima cosa i fatti. Fine digressione giornalistica. Tra l'altro sul Fatto troverete anche nelle pagine centrali un anteprima del nuovo libro di Tabucchi, famoso scrittore di Sostiene Pereira, che comunque rende la testata appetibile anche dal punto di vista letterario. Altri spunti me li riservo per un probabile Influsso, come l'articolo di Claudio Nebbia oppure gli aggiornamenti circa la stesura delle mie opere.
Quindi, a presto! XD Umilmente, Spirito Giovane a.k.a. Daniele PS: ho messo una foto a caso!XD

15 agosto 2009

Intermezzo 20° - Fantasy: scrivere, discutere, giocare!

Un altro Intermezzo in questo assolato Agosto, prima di tutto per farvi gli auguri di buon Ferragosto: spero possiate passarlo felicemente, in compagnia, magari con qualcosa che porti refrigerio alla mente e alle membra ed anche un buon mezzo per divertirsi. In questo Intermezzo voglio buttare giù una listina di quello che avrei intenzione di produrre con la nuova grafica del blog, sempre che si possa attuare il mio progetto; ho un piano B nel caso le mie balzane idee non potessero approdare. Ma veniamo a noi.Prima di tutto ritorneranno gli Influssi: saranno sempre sul Fantasy e si concentreranno, come avete già potuto leggere, su come scrivere (Stile) e su strumenti utili alla scrittura (Cultura). Per tutto il reparto poesia e personale (escluse le Ricorrenze), userò il mio Live Spaces e lì, se avrò tempo e voglia, tornerò a pubblicare solo in lirica.Oltre a ciò ci saranno gli Intermezzi che porranno invece l'accento su cose interenti la scrittura, ma esterne allo stile e alla cultura: riviste, recensioni di libri, citazioni, videogames, ecc. In aggiunta a questi già conosciuti post, spero troveranno spazio anche quelli sui fumetti che sto già impostando e che da un pezzo volevo postare: tratteranno non solo del valore di questa nona arte, ma anche di elementi particolari, come segnalazioni di numeri speciali o iniziative importanti. Altra tipologia di post, credo e spero l'ultima (altrimenti saranno troppe le cose da fare!): qualche Intermezzo o qualche post specificio sui Giochi di Ruolo e su Magic the Gathering. Magari qualche suggerimento da master a master, da narratore a narratore, incentrati su Mondo di Tenebra, D&D 3.5 e D&D Quarta Edizione. Insomma, si prospetta un bell'anno all'insegna del Fantasy! Buon fine estate a tutti e ancora buon ferragosto!
Umilmente, Spirito Giovane a.k.a. Daniele

10 agosto 2009

Intermezzo 19° - Miscellanee, pt. 2

Eccomi qua, di ritorno. Come potete vedere il blog si sta evolvendo, sta cambiando veste e questa non è quella definitiva: spero di poter concludere questi lavori di pittura verso settembre, sempre nell'idea che quello che ho in mente si possa compiere (maghi dell'HTML/CSS, a me!). Scrivo perchè ho tanto da dire e non volevo lasciare il blog fermo anche a livello di contenuti, sperando che il template temporaneo possa permettervi una degna lettura. Voglio segnalarvi come prima cosa questa: sto scrivendo. In teoria ho appena cominciato ma è una cosa troppo positiva per non affermarlo. Finalmente ho qualcosa da scrivere, ho la voglia di scrivere, ho idee da scrivere, ho materiale a sufficienza per stendere almeno quattro o cinque capitoli. Sempre che l'università, lo studio e il modesto mio lavoro mi permettano di mantenere il ritmo che ho preso; che è pur sempre lento: devo stare attento bene a muovere i miei passi, a scrivere senza fare gli errori che non voglio commettere, a dare senso alle cose. Legata a questa cosa c'è un link che voglio darvi, preso grazie ad un post del blog Zio Rufus di Alessio, che è speciale: il primo corso di scrittura gratuito, ma davvero gratuito e davvero "corso". Non vi sto a spiegare chi sia Fabio Bonifacci, ma alcuni potrebbero conoscerlo, altrimenti c'è il suo sito lì, pronto a spiegarvelo. Non credo abbia bisogno di presentazioni neanche il suo corso: leggetelo, come ho fatto io. Non c'è bisogno di essere d'accordo o meno su ciò che dice, è già interessante di per se come idee, come concetti, come consigli. Aspetto volentieri la lezione seconda, per settembre, e spero che anche ad alcuni di voi possa interessare tanto quanto a me. Seconda notizia è un editoriale di un giornale che ho scoperto con il corso di Storia e Critica del Cinema: si chiama Duellanti e parla di cinema ma anche di cultura. L'apertura la pubblico qui interamente perché condensa un pensiero profondo in poche righe ed inoltre corrisponde perfettamente il mio pensiero in merito. Altro non aggiungo.
Dedicato a quelli che non si rendono conto. Spesso sono i dettagli a rivelare la sostanza delle cose. Nella recente riforma dell'ordinamento dei nostri licei proposta del Ministro Gelmini c'è un dettaglio rivelatore di cui nessuno ha parlato: anche questa volta si continua a escludere il cinema e la cultura visuale dalle materie curriculari del nostro ordinamento didattico e formativo. Siamo ormai l'unico Paese europeo in cui non si studia il cinema nelle scuole. L'unico in cui un ragazzo o una ragazza possono prendere la maturità classica, magari con il massimo dei voti, sapendo tutto - poniamo - su Ugo Foscolo, ma non avendo visto Apocalypse Now o 2001: Odissea nello Spazio, e senza aver mai sentito parlare di La Dolce Vita o Rocco e i suoi fratelli. E poi ci si stupisce che i ragazzi non abbiano gli strumenti necessari per leggere ed interpretare il presente, o che rifiutino la scuola e le esperienze che essa propone... Nessun governo, né di destra né di sinistra, ha mai messo in agenda il problema. Nessun Ministro se n'è mai occupato. Disattenzione? Mancanza di risorse economiche? Non proprio. Non solo. In un Paese in cui il 70% dei cittadini - secondo un recente rapporto Censis - decide i propri comportamenti di voto esclusivamente sulla base di informazioni e/o suggestioni ricavate dalla televisione, qualcuno deve ritenere molto comodo che questa fetta di elettori sia formata da analfabeti visuali. Cioè da persone prive dei saperi minimi necessari a decodificare, interpretare e rielaborare i linguaggi audiovisivi. Una classe politica autoreferenziale, preoccupata solo di perpetuare se stessa, continua a rendersi responsabile di un gap culturale di cui pagheremo tutti, prima o poi, le conseguenze. Ammesso che non le siamo già pagando, senza che ancora ce ne rendiamo conto. Gianni Canova
Tutto questo sul numero estivo di Duellanti, il 54, in edicola già da inizio Luglio e fino a fine Agosto. La terza ed ultima cosa è un rapido appunto: farò un Influsso sul fumetto. L'ho deciso senza più dubbi oggi, dopo aver letto della chiusura di due testate: John Doe, che apprezzo ma non leggo, e Trigger, la cui storia vi racconterò meglio con più spazio. Questo Influsso lo dedicherò proprio a tutte le testate fumettistiche che scompaiono, come a simbolo di quanto ancora oggi il fumetto sia visto come un'opzione di mercato o un giornale al pari di quelli scandalistici e non come un'arte, degna di attenzione tanto quanto i monumenti o i quadri. In realtà in edicola vedo molte testate che vanno e vengono e la situazione attuale, con tutte queste miniserie che si concludono in pochi numeri, atipiche fino a due annetti fa per il mercato occidentale, mi fa pensare che - riprendendo le parole di Canova - siamo un paese poco istruito nelle materie audiovisive e visive, visto che anche il fumetto non viene considerato molto dalle istituzioni... Stay tuned, umilmente, Spirito Giovane a.k.a. Daniele Fusetto

18 luglio 2009

Influsso XXXX° - Di giullari, bardi e cantastorie

Questo è l'ultimo post di Luglio dato che poi mi prenderò una bella vacanza fino al 3 di Agosto partendo con la mia dolce metà per dolci mete (XD). Questo però non è anche il primo di una fitta rete, come già previsto, di Influssi. Inizia qui il nostro viaggio nella cultura con un solo monito: parlare soltanto di ciò che si conosce per rendere le creazioni realistiche.
Perchè iniziare con la figura del Giullare/Bardo? Perchè fino ad ora ho letto poche cose incentrate su questa figura. E me ne stupisco: credo vivamente che lo scrittore di fantastico debba molto al cantastorie e non riesco a capire perchè non ci sia stato ancora qualcuno che abbiamo ipotizzato un romanzo metafantastico, cioè che parla del fantastico e dell'atto di scrivere del fantastico. Interessante sarebbe leggere la storia di un Bardo o Cantastorie che prende parte ad una storia oppure che descrive una storia. Ho visto una sottospecie di bardo in Eragorn ma non mi ha soddisfatto. Una differente applicazione c'è nel manga D.Gray Man, che però utilizza la figura del giullare come potere e non come personaggio diretto. Se conoscete altro, commentate ed inserite il titolo dell'opera e il nome dell'autore. Cosa ha di forte il giullare/bardo come personaggio? Il fatto di poter incarnare qualsiasi declinazione: può essere un personaggio positivo, negativo o neutro; può essere un aiutante o un ostacolatore. Il fatto di renderlo protagonista di una storia di fatto pone come focus una persona laterale, un personaggio che dovrebbe essere secondario diventa primario. Inoltre la capacità storica del giullare è la teatralità, il patetico; cosa molto utile in un romanzo, capace di creare ottimi spunti come un personaggio che descrive, un personaggio logorroico che racconta e si racconta. Storicamente, qual'è stata la posizione del giullare? Per un'analisi dettagliata vi rimando ad una abbondante sitografia/bibliografia finale. Per quanto ho studiato e appreso, il giullare nasce abbastanza presto nella storia del teatro, probabilmente come ultimo residuo degli attori del teatro romano. Tracciare vere e proprie linee è difficile: la giocoleria è un argomento tanto complesso quanto l'avvento del libro, che ha più risvolti soprattutto locali; ed è questo suo essere complicato che lo rende reale. Cosa potrebbe interessarci nella storia di questo personaggio? Che all'origine si divide quasi subito in categorie molto differenziate e che il termine giullare indicava solo un tipo di buffone e attore, termine che è subentrato dopo il Medioevo. I giullari erano personaggi ritenuti fuori da ogni ordine, erano considerati come delle persone che rompevano la quotidianità; direttamente la Chiesa ha condannato più volte la giocoleria, soprattutto l'utilizzo del corpo per un lavoro improduttivo e anche la presenza di donne nell'ambito, a volte scambiate o sovrapposte alle prostitute. Fra le varie categorie, il giullare meno discrimanto era inizialmente (primo Medioevo) l'actor: utilizzando la parola a volte veniva accomunato alla figura dell'orator e il suo mestiere era ritenuto più un humilia che un infamia; per un certo periodo inoltre l'actor scompare: le rappresentazioni mediovali tendevano a separare l'utilizzo del corpo da quello della parola così che molto spesso si avevano mimi che rappresentavano il racconto letto da un'altra persona. Dopo l'actor venivano il cantor e l'histrio. L'evoluzione verso il Rinascimento non è sistematica: si hanno comunque influenze fra gli attori romani ed altre tipologie di giullari, come gli skops anglosassoni o gli scaldi scandinavi, cantori epici con ruolo sociale molto più alto dei protogiullari (actor, cantor e histrio). L'idea è che la commistione e l'unione di più tradizioni abbiano poi portato ad avere una figura di giullare che aveva una connotazione positiva ed una negativa a livello sociale: il buffone era il giullare di strada mentre il menestrello, il cantastorie e/o il trovatore era un giullare di corte in cerca di una promozione sociale e di un riconoscimento legittimo del suo mestiere. I primi si evidenziano appunto come mimi e giocolieri che utilizzavano il loro corpo, soprattutto le loro malformazioni e la loro diversità fisica, per sopravvivere; i secondi invece nascono da un giullare che si accultura o da un nobile che s'interessa alla letteratura, generando così un poeta di corte, un dottore in poesia che lasciava ai buffoni danza e mimo, prediligendo il compito di dilettare i nobili. Circa dal XIII secolo, soprattuto in area iberica, abbiamo scritti che confermano la presenza di giullari di corte, con la missione di rallegrare l'aristrocrazia ed a volte anche un re (come Alfonso X di Castiglia). All'opposto il buffone era un giullare nomade che soffriva l'emarginazione e spesso fu confuso con i vagambondi ed i ciarlatani. Con l'avvento dei Misteri e dei Drammi Religiosi (e con lo sdoganamento operato, almeno a livello culturale, dai goliardi), i giullari iniziano a raggrupparsi in confraternite attorno al XIV secolo; permanevano le gerarchie, sia fra mestieri diversi che identici: fino all'avvento dell'arpa e del violino, la musica dei flautisti e dei percussionisti era relegata alla rappresentazione del male e del demoniaco. Illuminante è la classificazione operata da Guiraut Riquier, trovatore provenzale, scrittore di una Supplica e di una Declaratio , dedicate proprio ad Alfonso X, che parlano proprio dell'accettazione di un mestiere:
[tutto ciò] è ordinato molto bene in Spagna, e non vogliamo che venga meno, ma che si continui a dire come si dice, poiché le specialità di ciascuno sono ben distinte da nomi speciali: si chiamano 'joglars' tutti quelli che suonano strumenti, mentre gli imitatori sono detti 'remendadors', e i trovatori sono chiamati in tutte le corti 'segriers'; si dicono infine 'cazuros' per loro umiliazione quegli uomini ciechi e sordi, dal punto di vista di una decorosa condotta, che cantano senza garbo e rappresentano per vie e per piazze il loro basso repertorio, e si uniscono a gentaglia, vivendo in modo disonorevole.
Come ci può servire la persona del giullare/bardo? Di sicuro non la utilizzeremo come in D&D 3.0, data l'inutilità del personaggio rispetto al resto delle classi (questa frase è da intendersi come mero sfogo personale, ndr). Ma molte sono le idee alla base del giullare-personaggio. Sforno alcune linee guida.
(1) Si potrebbe inserire il giullare all'interno di una ambientazione in cui la giocoleria o l'utilizzo del corpo è moralmente e anche legalmente (?) vietato; i giullari potrebbero essere dei "terroristi" che agiscono in certe aree di una città, creando scompiglio con i loro spettacoli, che tutti temono e cercano di evitare. Addirittura si potrebbe inserire questo personaggio in un'ambientazione anacronistica: un mondo-metropoli, costruito però come una cittadina medievale, con ricchezza di palazzi e abitazioni, stradine ed angoli bui; forse è tutti abitano in una sola enorme città perchè quell'area è l'unica abitabile in quella nazione e/o pianeta e tutti gli abitanti lì si concentrano; qui si apre le porta addirittura al post-apocalittico. (2) Le confraternite di giullari hanno molto potere in questa ambientazione: controllano sia la prostituzione che lo smercio di alcool e droga; nessuna religione monoteista pseudocristiana che possa fermarli, ma un politeismo blando, quasi inesistente. Sarebbe bello osservare le conseguenza di qualsiasi cosa in questo meccanismo: dall'arrivo di confraternite più moraliste alla elezione di un re giullare. Questa sarebbe una narrazione d'ambientazione; magari ogni capitolo di questo libro indagherebbe un singolo giullare: il magnaccio, il burattinaio, il pusher, la spugna; ma anche il politico, l'avvocato, il Re Giullare. Questo tipo di idea andrebbe però applicata ad un'ambientazione più futuristica, una sorta di mondo alternativo in cui la non comparsa della religione cristiana (o il suo non essersi affermata) lascierebbe spazio ad un mondo di eccessi, positivi e negativi. (3) Un'idea per uno steamfantasy sarebbe invece quella di generare un villain giullare, dall'aspetto simile al Joker di Ledger: tale personaggio utilizzerebbe i macchinari tipici delle rappresentazioni religiose per generare mostri al fine di terrorizzare la gente o di ottenere un fine. La particolarità resterebbe il fatto che il protagonista è il giullare. I macchinari sarebbero quindi anacronistici ed utilizzerebbero tutte le tipologie dello steampunk in ambito fantasy. Si potrebbe inoltre ipotizzare un risvolto originale: la promozione di questo giullare a stratego o guerriero, generando così una quarta idea. (4) In questo mondo siamo immersi in un ambiente cavalleresco, con nobili letterati e avventurieri che combatto guerre con rigide regole. In campo ogni cavaliere mostra le sue qualità artistiche prima di schiantarsi contro l'altro esercito, guidato a sua volta da altri cavalieri. Le cavalcature potranno spaziare da cavalli a draghi, da serpenti alati a globi amorfi di melma. Ed è qui che viene catapultato un giullare meschino e misantropo, un vero terrore di guerra, che inizia a fare conquiste grazie ad un cavallo meccanico da lui costruito; le guerre s'infuriano, le regole vengono spezzate ed il cinismo del giullare smaschera il perbenismo.
Come finiscono queste quattro storie è un'operazione che lascio a voi, sperando che l'inizio vi piaccia. Alla prossima, Umilmente, Spirito Giovane a.k.a. Daniele
Bibliografia Tutte le notizie sono state prese da: Luigi Allegri, Teatro e spettacolo nel Medioevo, Laterza, Roma-Bari, 1988. Sitografia Cliccate assolutamente sull'ultima foto per trovarvi in concetprobots.blogspot.com: un'infinita varietà di immagini e in questo post trovate anche una gif di un cavallo meccanico in movimento!

8 luglio 2009

Influsso XXXIX° - Lo stile di uno scrittore

In questi post non si parlerà di cosa scrivere nei racconti o nelle nostre opere, ma di come scriverlo. I punti che toccheremo sono vari e provo a riassumerli un attimo in questa listona:
  • I vocabili:
    • uso di vocaboli arcaici e dismessi;
    • uso di vocaboli dialettali e/o stranieri;
    • neologismi:
      1. neologismi topici ovvero per le mappe;
      2. neologismi nominali, per i nomi dei personaggi;
      3. altri neologismi vari (oggetti, magie, ecc.);
    • uso di tecnicismi e di linguaggi specifici;
  • L'intenzione: cosa volete comunicare e cosa in realtà dice ciò che avete scritto;
  • Il significato non relativo all'intenzione: vero significato delle parole che vengono a volte utilizzate in contesti sbagliati;
  • La sintassi:
    • economia della frase (come eliminare il superfluo);
    • espressione della frase (come mantenere il senso);
    • equilibrio della frase (come donare scioltezza);
  • Altre varie cose:
    • uso di similitudini e metafore;
    • utilizzare le figure retoriche;
    • utilizzare il paratesto;
    • utilizzare tecniche testuali quali cambio di tipo, grandezza, colore e orientamento del carattere (tecniche metatestuali?);
    • utilizzo di tecniche extratestuali (simboli e disegni);
  • Altre cose più specifiche del fantastico:
    • come trattare più linguaggi, anche inventati;
    • come rendere gli alfabeti;
Ovviamente ogni volta che dico "uso" o "utilizzo" sottintendo anche l'uso sbagliato: se riusciamo potremmo provare ad indicare l'uso postivio e/o negativo di ogni punto che introdurrò. Non affronterò gli argomenti in linea, però: salterò a destra e sinistra, toccando comunque un po' di questi argomenti che ho listato. Ci sono anche altre tematiche, più vaste, che potrei affrontare in questi post di stile e che valuterò meglio se inserire; come ad esempio la cura dell'incipit, l'uso di prologo ed epilogo e anche la commistione della scrittura letteraria con quella cinematografica e fumettistica, quest'ultima sempre più presente nelle mie idee: il fumetto mi ha da sempre affascinato e sono tra quelli che lo considerano la nona arte. Detto ciò mi appresto a cominciare il primo post i Cultura e vi rinvio per lo Stile ad altri giorni!
Stay Tuned, umilmente, Spirito Giovane a.k.a. Daniele

7 luglio 2009

Influsso XXXVIII° - La conoscenza di uno scrittore

Eccoci qua, dopo una mattinata passata a fare un esame (andato alla grande) a scrivere un breve Influsso per farvi capire e sapere che sono ancora qui: non sono morto sotto il caldo torrenziale di Luglio! Altra postilla breve breve: vorrei congraturarmi con due miei amici, Stefano e il conosciutissimo Taotor, per aver terminato la maturità!!!
Ecco cosa succede ad avere degli esami a luglio!
Inanzitutto tengo a precisare che questo Influsso ed il XXXIX° saranno di passaggio: dei post-tipo di come saranno i successivi miei interventi, che rimembro a tutti quanti parleranno di cultura legata alla scrittura fantasy e di domande & risposte in materia di stile e/o di lingua italiana! Per tutto il resto c'è la mastercard del luogo, l'Intermezzo, che raccoglierà probabilmente anche alcuni post musicali, visto che l'altro blog sta andando alla deriva...non so ancora come adatterò il tutto ma di sicuro gestire un blog solo comporta meno spendita di tempo e più contenuti. Ma andiamo ad incominciare. Comincio con una regola che per me è fonamentale: parla di ciò che sai oppure informati prima di parlare. Così dev'essere per lo scrittore ma anche per il chitarrista, il musicista, il poeta, il professore, l'uomo. Non si possono inventare nozioni o teorie o storie su argomenti che si ignorano o si conoscono in parte. Per questo è importantissimo avere anche delle fonti che attestino dove si è preso il materiale e credo potrebbe essere utile in alcuni libri inserire una Bibliografia alla fine, in modo da definire al lettore cosa esattamente si è preso e da quale luogo. Anche una Sitografia che spieghi le stesse cose, ma in ambito web. Per quanto riguarda internet le fonti possono essere a volte inutili: non è detto che un sito che parli di cavalieri ad esempio sia tanto esauriente quanto un libro di un Professore di Storia Medioevale sullo stesso argomento. Tuttavia molte volte ci è impossibile entrare in biblioteca per ordinare un libro da leggere; soprattutto a volte si entra in biblioteca, si sa cosa si deve trovare ma ci si prospettano due alternative: troppe o troppe poche fonti. Nel primo caso, quale è la migliore per ciò che dobbiamo scrivere? Nel secondo: cosa fare? Tutto ciò è già stato affrontato in un relativo Influsso a cui vi rimando, il XXIX°. Ma quando anche siamo lì, con le nozioni a portata di mano, è logico che se le abbiamo ricercate deve esserci un motivo per inserirle. Tuttavia molte volte non è così: io solitamente non cerco informazioni per chiudere un passaggio di uno scritto (anche perchè vorrebbe dire essere in fasi avanzate di scrittura o riscrittura), ma leggendo un passo di un libro che sto studiando oppure che ho fra le mani mi viene un'epifania joyciana e inizio a progettare. Cosa fare in questi casi? Consultare la bibliografia del libro, se ce l'ha, è un ottimo punto di partenza per informarsi ancora di più su un argomento. Nel mio caso anche una rapida stesura di ciò che voglio è importante per delimitare il campo. In questo caso non si cerca un'informazione per colmare un vuoto ma si costruisce dal nulla una situazione. Ed avrò modo di spiegare in modo più esaustivo tale concetto nel prossimo post di cultura che molto probabilmente riguarderà la figura del bardo e/o cantastorie e/o giullare all'interno del Fantasy tipico e come potrebbe essere riadattato per altre tipologie di libri. Il Fantasy ha poi il pregio di poter usufruire dell'invenzione ma credo che debba essere in qualche modo calibrata, o meglio, indirizzata verso un fine ultimo: prende spunto dalla storia rende le cose più realistiche (non reali, ndr), meno infantili e leggermente più digeribili da quel pubblico adulto che pensa ancora che il Fantasy sia sbobba per ragazzi. A questo punto è anche importante avere informazioni...sul proprio universo narrativo! Ogni cosa deve avere un nesso logico e causale ed anche un fine intelligente a seconda del personaggio: per avere questo bisogna acculturarsi su ciò che capita nella vostra storia e attorno anche alla storia, in modo da non commettere errori di incoerenza in seguito. Tutte queste cose sono sottigliezze che poi, ad un lettore esterno, balzano subito all'occhio. Ogni cosa ha una conseguenza che deve ripercuotersi sul mondo narrativo. Altro punto fondamentale è quello di colmare il vacuo: precisare è un modo per avere punti in più. Una strana nebbiolina che circonda un cimitero potrà essere un attimo più specifica se è necessaria alla storia, così come quella statua orripilante o quella casa che sembra infestata: perchè la statua è orripilante e la casa è infestata? Dobbiamo fare in modo che il lettore non ci debba neanche pensare, ma debba soltanto leggere: forniamo noi i dettagli per poi poterli riutilizzare in seguito. Ogni dettaglio è una elemento positivo e negativo nel nostro mondo: positivo perchè possiamo riprenderlo successivamente per risolvere una situazione e negativo perchè a volte capita di risolvere un evento in un modo e scoprire, rileggendolo, che non c'era motivo di scriverlo così perchè venti pagine prima l'abbiamo risolto cosà. Adesso sembra tutto molto vago e arioso, ma con il primo vero Influsso risulterà molto più pratico, tanto più pratico dei vecchi Influssi sul fantasy. Nei prossimi giorni pubblicherò l'altro Influsso a riguardo dello style!
Tranquilli, non parlerò di moda cosplay nel prossimo, ma di style di scrittura fantasy!!!
Stay Tuned, umilmente, Spirito Giovane a.k.a. Daniele

12 giugno 2009

Influsso XXXVII° - Scrivere: sapere, chiarire, ideare.

The Three Stooges of Diplomacy - Art by John Spooner
Con gli ultimi post, mi sembra di capire tu stia tentando di tracciare un profilo per lo scrittore 'perfetto' — una sorta di caratteristiche portanti per identificare il 'come dovrebbe essere' —, direttamente legato al giudizio del lettore medio. Ci terrei a condividere un pensiero, probabilmente scentrato rispetto all'argomento e forse più a vantaggio dell'artista (in questo caso autore) che del lettore. A me non interessa la perfezione né il lettore medio. Questo è l'assunto cui dovrebbe tendere ogni creatore. (1) Da non intendere come arroganza o menefreghismo, ma figlio di una propensione a voler esprimere realmente e con forza il proprio messaggio. Bada, non escludo la perfezione intesa come desiderio di fare meglio, ma come forma mentis che rischia di imborghesire le scelte per arrivare alla realizzazione del proprio pensiero, veicolato dalla pagina. Insomma, l'artista deve essere slegato da ogni regola che lo allontani dalla propria arte, perché è unicamente attraverso essa che si esprime al meglio. Va bene impararle, ma poi vanno superate. Va da sé che l'unica 'regola' è quella di avere veramente qualcosa da comunicare. (2) Credo, invece, che sia quella più infranta. Il resto è qualcosa che non riguarda la sua arte, ma solo il modo di confezionarla per gli altri, questione secondaria per quanto riguarda me. (3) Il risultato non è la conquista del 'medio', evidentemente, ma di una ristretta (forse) cerchia di lettori. Ma almeno è la propria, guadagnata con onestà intellettuale. (4) Che poi alcuni autori non si accontentino è un altro paio di maniche, ma riguarda l'ego. Tutto questo, per alzare una bandiera in difesa di quegli autori meno fortunati (già, perché a volte è solo il momento che determina un successo) agli occhi dei più, ma non per questo meno veri. (5) C'è sempre qualcuno disposto a scavare nel sottobosco dimenticato. Io apprezzo la tua continua ricerca di strumenti di comunicazione, partendo dal presupposto che esista in te la volontà di trasmettere, non di compiacere chi ti leggerà; spero presto in libreria. :) Alex.
Rispondo al commento di Ax e prendo spunto per andare avanti ulteriormente nel mio percorso. Ho numerato non le frasi ma le parti tematiche (in modo del tutto soggettivo) e cercherò di rispondere ad ogni punto. (1) Sulla perfezione, l'esprimere realmente e l'esprimere con forza - Al di là del credere o meno nella perfezione, forse travisi le mie parole: non ho mai parlato di perfezione intesa come dover essere; caso mai uno scrittore dovrebbe tendere ad un proprio modello ed io voglio tendere al mio il più possibile. Può sembrare la stessa cosa ma non lo è. Prendiamo un esempio: alla frase "sono un essere umano, non sono infallibile" i contesti possono essere molteplici. Alcuni prendono tale frase come scusa per sbagliare e agiscono senza riflettere: ma se so che probabilisticamente parlando sbaglierò, perchè non fare qualcosa per evitare lo sbaglio, magari pensando? Dunque cerco di avvicinarmi ad un equilibrio fra il mio istinto ed il mio modello. Questo è per me necessario al fine di riuscire quanto meno a farmi comprendere a livello linguistico e diegetico, della storia. L'esprimere realmente e con forza non equivale per me ad un esprimere diretto, quanto meno in parte filtrato dalla ragione. Per quanto riguarda l'imborghesirsi, è un concetto che a me sfugge: perchè ricercare la perfezione dovrebbe rendermi omologato ad altri? Credo che ognuno tenda ad un proprio modello di vita. Ed io, ripeto, tendo più all'equilibrio fra la mia visione e quella di chi dovrebbe leggermi. La perfezione la vedo nella perfetta sincornia fra, appunto, istinto e ragione, non certo come valore assoluto di per se. (2) Arte contro Regola - E' un po' come istinto e ragione: a mio parere è necessario sia darsi delle regole che saper sfuggire dalle regole che ci impongono; una piccola domandina: cos'è per te la Divina Commedia? Dante a mio parere ha saputo comporre migliaia di versi in terzina incatenata ed ha creato comunque qualcosa che per me è un capolavoro. Si, io credo che un artista, un genio, non debba saper eludere le regole o non seguirle per partito preso; anzi, come mi sembra di aver già detto in altri post, il suo genio sta probabilmente nel riproporre quella regola da un punto di vista completamente orginale oppure di fare sua quella limitazione talmente tanto da poterci giocare come se fosse un bicchier d'acqua. Andare fuori e dentro dagli schemi, non dalle regole, credo sia necessario allo scrittore come qualità a se stante, da utilizzare quando è necessario; come anche sapersi imporre regole, crearle. E comunque sono d'accordo: bisogna avere qualcosa da comunicare, altrimenti tutto ciò crolla. (3) Medio e modo - Io non voglio conquistare il medio. Voglio solamente essere comprensibile perchè comunicare non è soltanto una volontà, ma anche una possibilità ed in parte un dovere: ho delle responsabilità se voglio comunicare qualcosa. Ed è qua che m'interesso del modo in cui si comunica, del modo in cui si scrive, del perchè e del come. Non credo che voler essere comprensibili sia sinonimo di voler creare un best-seller: sto parlando di linguaggio di comunicazione, non di storia. Ognuno scrive la storia che ha in mente, ma deve saper farsi comprendere dagli altri. Non vorrei mai che un mio futuro lettore travisasse quello che scrivo: un incubo per me. Ma per sanare questo problema non piego di certo la storia o le mie idee verso quelle dell'ipotetico lettore; ma di certo devo avere una conoscenza della lingua italiana, quanto meno. (4) Onestà intellettuale - Credo sia molto più onesto chiedersi perché e come bisogna scrivere per poter essere letti, piuttosto che scrivere quello che si vuole nel modo che si vuole. Onesto per me vuol dire sia che non piega le sue idee e storie per piacere al pubblico, ma anche e soprattutto che i soldi che una persona spenderà ipoteticamente per un libro non siano spesi inutilmente, magari perchè ho messo insieme quattro idee spicciole e banali ma facendomi pubblicità e accattivandomi il pubblico con tutto fuorchè la mia qualità di scrittura. (5) Fortuna e Generosità - Già, di fortuna ce ne vuole molta. Insieme alla generosità: se si può contare su persone fidate che possano analizzare e commentare la tua opera, nonché aiutarti, credo sia perfetto. Mi sto riferendo sempre allo stile, non alla storia. Sono consapevole che autori bravissimi possano essere invece tralasciati, coperti da altri meno bravi e più pubblicizzati. Ma ciò non vuol dire che io debba fregarmene dei miei futuri lettori solo perchè essere letti è questione di fortuna. Sarebbe un atto di assoluto egoismo, potrei creare opere noiosissime e credermi il più sublime degli scrittori quando invece sarei evitato da tutti. Tutto ciò riferendomi allo stile, non ho mai detto di voler scrivere quello che vogliono altri. Ma di certo è necessario avere un canale in cui comunicare sia l'azione più semplice, diretta e comprensibile. E questo credo sia necessario, visto che si tratta di un dialogo a senso unico (lo scrittore verso il lettore) o comunque duplice ma in difterita e nell'ignoranza (il lettore può metterci del suo nel comprendere il libro ma io scrittore non saprò il suo feedback se non dopo che l'avrà letto e mi avrà comunicato personalmente ciò che pensa). Ti sei quindi risposto da solo quando dici che in me ci sia la voglia di saper trasmettere, non di compiacere il lettore; e per trasmettere credo sia necessario un piccolo compromesso fra chi scrive e chi legge. Il mio stile, benché possa essere chiaro, avendo migliaia di altre variabili potrà soggettivamente piacere o non piacere! ;-)
Joker - art by Anry Nemo
In tutto questo mi ricollego alla domanda che volevo risolvere: qual'è l'equilibrio esatto fra chiarezza e precisione? Meglio essere chiari e quindi meno avidi di dettagli, più vaghi, oppure spendere qualcosa a sfavore della chiarezza al fine di precisare, di mostrare? Io credo che si possa essere tanto esaustivi quanto chiari nonostante la quantità delle parole. Probabilmente sta proprio lì il genio: saper dire tutto e bene in poco spazio o comunque nello spazio necessario, senza ulteriori passaggi facoltativi. Quindi adottare l'idea che il lettore è un'essere pensante che ha bisogno per ogni evento la sua causa, il suo sviluppo, il come si sviluppa e la conseguenza e/o fine. Ciò vuol dire che se un masso cade in testa al protagonista dovrò quanto meno dire perchè, come e che conseguenze ha. Poi esistono alcune regole che possono aiutarci in generale, sia nello stile che nella storia:
  • - "se all'inizio di un dramma c'è un fucile appeso su un muro, quel fucile prima della fine del dramma sparerà": non disseminate oggetti a caso; anzi, tornate indietro a rileggere la storia quando vi serve un oggetto e magari usatene uno che già avete anche soltanto accennato. Così eviterete nel capitolo 3 che un personaggio chieda un accendino ad un tale quando nel capitolo 2 si è acceso la sigaretta da solo con il suo;
  • "Show, don't tell", per me esprimibile meglio a livello letterario con "L'evocazione di immagini visuali nitide, incisive, memorabili": sfruttare al meglio le idee, rendendo le descrizioni incisive e memorabili, evocative, soprattutto dettagliate, non vaghe;
  • Sapere un vocabolo oggi toglie una frase domani: questa l'ho coniata io per sottolineare che a volte quantità e qualità non vado pari passo, una sorta di economia linguistica e stilistica;
  • "conoscere significa modificare il reale": citazione più azzeccata mai ci fu, spiego più avanti perchè. Qui mi soffermo solo a dire che parlare di qualcosa che non si conosce è difficile: informatevi o parlate di ciò che conoscete, meglio la prima;
  • Coerenza logica nelle parti e nel mostrare: bisogna stare attenti ad utilizzare i punti di vista ed anche ad orchestrare bene le varie parti, non solo i capitoli;
Extinction Forecast - art by Brian Ajhar
Cosa succederà ora?
In questo mese (ma potrei dire da quando è comparso il blog ad oggi) mi sono scervellato fino a trovare la base da cui poter partire per scrivere, scrivere davvero. Ora credo di essere giunto se non alla fine (è un processo interminabile, probabilmente) almeno ad un punto tale per cui le idee e le teoria possano essere accantonate per fare spazio a qualcosa di più pratico. Cosa sarà questo pratico lo vedrete nei prossimi Influssi, che inizieranno a trattare di cose leggermente differenti rispetto all'inizio. Durante questi mesi non ho smesso di scrivere ed è per quei problemi che mi sono fermato a riflettere. Voglio però concentrarmi d'ora in avanti soltanto su tre problemi generali. Il primo di questi problemi è la conoscenza: molte volte mi sono fermato a fare ricerche perchè non conoscevo e non sapevo dove trovare una determinata cosa, un tema che poteva essere utile conoscere per affrontare un racconto. Quindi racconterò negli Influssi qualcosa che possa trasmettere conoscenze utili agli scrittori, conoscenze che io ho appreso tramite i miei studi; in particolare parlerò, oltre della Semiotica, anche del teatro, del libro, del periodo di fine Medioevo ed inizio dell'era Moderna, dell'Arte moderna e di tutte quelle fonti che ho utilizzato ed utilizzerò e che vorrò condividere con voi. Inoltre, siccome conoscere significa modificare il reale butterò giù due idee su ogni tema sull'ipotetica modalità con cui si potranno utilizzare le informazione in ambito fantastico e/o fantasy. Il secondo dei problemi è come comunicare, come essere chiari e sintetici, come poter scrivere con energia e fissando le immagini nella testa del lettore; un'impresa a dir poco ardua. Infatti per questo problema ho pensato di analizzare in qualche Influsso un passo di un autore, famoso o meno, ed analizzare i suoi punti di forza e le sue debolezza, con umiltà naturalmente. Più in particolare probabilmente citerò un passo in cui si può notare un uso economico e prezioso delle parole. Rientreranno in questo punto anche Influssi che tratteranno: la sintassi, l'uso dei punti di vista, l'utilizzo delle descrizioni, l'utilizzo del lessico. Saranno sia domande che risposte, nel senso che, non essendo io Manzoni, non pretendo di insegnarvi niente. Anzi: se sapete una risposta ad una mia domanda, sarete voi a dover rispondere! XD Il terzo problema riguarda invece le idee concrete per poter stendere un racconto o un'opera e qui io sono tentato a postarne migliaia, ma per ora non lo farò. Non è paura di essere derubato dalle idee, ma soltanto una decisione di premessa: ho già spiegato che io non voglio piegare le storie al gusto del pubblico e quindi se postassi delle mie idee sarebbe soltanto per diffonderle e non per avere critiche, altrimenti dovrei venir meno al principio mio fondamentale. Perciò non scriverò di queste idee se non sotto forma di opere stesse! XD
Spero di aver chiarito ad Ax ogni cosa e lo ringrazio ancora per i suoi commenti che forniscono sempre spunti interessantissimi. Ci rivediamo fra un po' con un primo post, credo di cultura. Umilmente, Spirito Giovane a.k.a. Daniele

9 giugno 2009

Intermezzo 18° - Leggere e Scrivere

Come? Un post sulla lettura e la scrittura e non è un Influsso? Strano? Non direi. Scrivo un Intermezzo per due motivi: le parole di Ax, lasciatemi nei commenti dello scorso post, mi hanno portato a nuovi orizzonti speculativi, ovvero hanno allungato il mio processo mentale riguardante la scrittura, la perfezione, la lettura e il contenuto. Avrò modo di spiegare bene tutto continuando la serie di Influssi sperando di arrivare entro Agosto, per lo meno, alla conclusione, con l'ultimo Influsso, per poi dedicarmi alla scrittura e postare cose più fantasy e più pratiche. Il secondo motivo riguarda la vita: si sta incasinando tutto. Diventa più difficile stare a dietro a tutto e tutti e prima o poi a qualcosa dovrò necessariamente rinunciare. Non rinuncerò a questo Blog, sia chiaro. Ma una rinuncia è frutto di un raziocinio, non di un omicidio: ci vuole tempo sia per dislegarsi da qualcosa che per metabolizzarlo. Veniamo dunque al motivo del post. Parlare di scrittura e lettura in un ambito differente rispetto a quello speculativo degli Influssi e scrivere qualcosa per dirvi che sono ancora qui, che non scompaio! ;-) Ci sono tre cose che ultimamente occupano la mia mente di scrittore: la rilettura del Signore degli Anelli (lenta), la scoperta della quarta edizione di Dungeons&Dragons (media) e la scoperta di nuovi territori interessanti e curiosi. Questo ultimo punto è importante perchè è quello più recente e decente! ;-) Ho scoperto una rivista, si chiama Leggere:tutti. Costa SOLO 1€ e non per fare pubblicità ma di questi tempi una rivista illustrata di 100 pagine ad 1€ non è poco! Tratta ovviamente di libri ma anche con riflessioni importanti e rubriche curiose. L'editoriale, ad opera di Giuseppe Marchetti Tricamo, presenta uno dei tipici domandoni all'italiana: perchè nel nostro paese non leggiamo o leggiamo poco? E' un tormentone che più volte viene risolto con risposte frettolose e senza considerare i molteplici aspetti che caratterizzano la scarsa fruibilità del libro in Italia. Qui invece Tricamo si sofferma su idee intelligenti: "la lettura non si può imporre, ma si può fare molto per promuoverla", cosa verissima, soprattutto promuoverla in qualità, se proprio la quantità per ora non esiste. Punta di qualità del pezzo: "è stata, però, grande la delusione nel constatare il mancato sostegno di quotidiani, giornali radio, telegiornali Rai e Mediaset alla Giornata mondiale del libro proclamata dall'Unesco" ed in effetti manco io sapevo esistesse. Ma ne parlerò più in grande sotto, come ultimo punto. Leggere:tutti prosegue con la rubrica sulle rassegne letterarie per poi pubblicare sulla rubrica Vetrina un interessante contributo di Francesca Scaringella sul tema Anche i luoghi diventano protagonisti dei romanzi. Ha destato la mia attenzione questo articolo perchè, leggendolo, è come se avessi trovato conferma di alcune mie idee. A mio parere esistono vari modi di narrare, due dei quali sono anche diffusi a livello cinematografico: narrare prestando attenzione all'azione o ai personaggi. Ovviamente il primo metodo darà vita a storie con idee drammatiche spettacolarmente originali mentre il secondo presuppone un protagonista o dei protagonisti particolarmente eclettici. Bene, all'interno di tutto ciò si innesta una nuova tipologia che è la narrazione ad ambiente, di cui il Fantasy classico, almeno per Tolkien, è rappresentante, a mio parere. L'idea della cerca e del viaggio era già insita a livello epico, i personaggi sono spettacolari e ben congeniati, ma quel che colpisce è l'ambientazione e soprattutto la descrizione; nel viaggio di Frodo e Compagnia si toccano ambienti dissimili e simili, nasce un rapporto spaziale nel confrontare il viaggio sulla mappa e molto spesso la descrizione di Tolkien è la cigliegina sulla torta. Nell'articolo di Francesca Scaringella troviamo questo incipit: "i luoghi molto spesso sono dei veri e propri personaggi nei libri che leggiamo, importanti quanto le persone". Ed è giusto; i libri che cita sono Almeno il Cappello di Andrea Vitali, La Rabbia Giovane di Ross Raisin, Il Pane di Abele di Salvatore Niffoi, Il Settimo Sigillo di Jose Rodrigues Dos Santos e Un Luogo Incerto di Fred Vargas. Dunque non solo libri fantasy; anzi, tutt'altro. Io direi quasi che l'idea di un romanzo ambientale possa essere trasversalmente orizzontale, possa attraversare tutti i generi. Già mi solleticava l'idea di poter definire alcune storie come ambientali ed ora ne ho quasi conferma in parte. Su questo capitolo ci tornerò in seguito, magari per spiegare due cose bene e chiare sul concetto di narrazione che personalmente ho raggiunto. Proseguendo nella lettura incontriamo un intervista di Lucia Castagna a Ernesto Ferrero, direttore della Fiera del Libro di Torino, che a tratti mi risulta un poco superficiale: risponde bene alla domanda sull'interazione libro-internet, affermando "vedo le nuove tecnologie come opportunità, non come nemiche", ma poi si perde nella successiva domanda "Il filo conduttore dello scorso anno era Ci salverà la bellezza? Quest'anno quale sarà? E quali suggestioni nascono dalle scelte dei temi". La risposta inizia con la dichiarazione dell'Io come filo conduttore, ma poi si disperde in questa affermazione: "invece dei contatti reali con le persone vere, preferiamo il comodo riparo che ci offre la Rete. Così porgiamo agli altri un'immagine di noi che è quella che vorremmo, non quella che è. Una maschera, un'invenzione". Sinceramente penso che non ci fosse bisogno della Rete per definire che l'ipocrisia è cosa diffusa; anzi, probabilmente l'utilizzo della rete potenzia o depotenzia tale comportamento, ma non di certo l'ha creato. Ci sono un mucchio di altre rubriche che bisognerebbe leggere: lo Zibaldone, con la recensione di alcuni dei libri in uscita lo scorso mese, gli articoli sulle case editrici che si propongono o nascono in questo periodo, il bellissimo articolo sul Marketing sul tema dei BookTrailers, la pagina dedicata alla comunicazione delle lauree studentesche sul tema dell'editoria (importantissima vetrina per i neolaureati nell'ambito), gli scenari che si prospettano nelle biblioteche del XXI secolo e ancora i Cross-Media, la Musica, i Premi ed i Concorsi e tanto altro ancora. Io mi soffermo solo su altri due articoli in particolare. Il primo riguarda la Nona Arte ed ha come titolo Il ritorno della critica sul Fumetto, ad opera di Antonio Iannotta. E' un breve saggio che da le coordinate per seguire la critica al fumetto sulle pubblicazioni, recenti e meno recenti; si cita la Coniglio Editore, impegnata già con Scuola di Fumetto come rivista, ma anche editrice di libri di critica e storia del fumetto. Altri volumi consigliati sono quelli della casa editrice Tunué di Latina. Insomma, non un articolo di mera teoria, ma una ricerca pratica delle coordinate per seguire il dibattito. Il secondo articolo s'intitola Una rosa contro il drago dell'ignoranza ed è a proposito della giornata mondiale del Libro, organizzata dall'Unesco per il 23 Aprile; il giorno non è scelto a caso: in Spagna, precisamente nella regione di Catalogna e a Barcellona, si festeggia Sant Jordi, un locale San Valentino con una particolarità: alle donne viene regalata una rosa e agli uomini un libro; la città è inoltre piena di autori e lettori e bancarelle. L'iniziativa mi sembra ottima e quest'anno l'intera settimana dal 20 al 26 è stata costellata da incontri, presentazioni e altri appuntamenti. Voi direte "a saperlo!". Non preoccupatevi! Anche l'anno prossimo sarà possibile parteciparvi, anche direttamente a Barcellona! Leggere:tutti promuove un viaggio a Barcellona per San Giorgio 2010: trovate le informazioni sul sito di Leggere:tutti, al numero di tel. 0644254205 e all'indirizzo mail info@leggeretutti.it. Con questo concludo lo spazio dell'Intermezzo, ci sentiamo fra qualche giorno con (spero! XD) un nuovo Influsso!
Umilmente, Spirito Giovane a.k.a. Daniele
 
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