28 febbraio 2009

Terzo Intervallo - Mondi ed Epoche

Prima di addentrarsi nell'analisi (o nella critica) riguardo alle forme di espressione, vorrei fare un ultimo intervento sui contenuti (non l'ultimo della mia vita, sia chiaro, XD); ed in particolare vorrei ritornare su una delle tematiche che tempo fa affrontai e che mi sta molto a cuore: il concetto di mondi paralleli e anche di epoche parallele.In questi tempi il concetto di mondo parallelo è stato accettato sia nella letteratura fantastica che nei film o meglio nei telefilm: mi ricorderò sempre quale impressione mi fece il seguire la serie I Viaggiatori o Sliders, ora in trasmissione sulle frequenze di Steel, sul digitale terrestre. Inoltre anche nella serie Stargate SG-1 c'è l'idea della dimensione parallela negli episodi in cui la squadra incontra lo specchio dimensionale, idea usata in modo non molto dissimile in Star Trek in un episodio in cui la Voyager si ritrovava in un'altra dimensione dove la Federazione non esisteva.
Anche nei fumetti l'idea del mondo parallelo ha avuto ampio riscontro; anzi, direi che è inizato da qui il successivo trapasso dell'idea verso i telefilm. La DC Comics ne sa qualcosa, con Crisis On Infinite Earths e il successivo Infinite Earths. Da noi oltre ad alcuni episodi di Dylan Dog esistono due serie importanti, di casa Bonelli, che hanno al loro interno una cospiqua presenza dell'idea della dimensione parallela: Nathan Never che già da molti numeri ha introdotto il concetto e Brad Barron che l'ha affrontato nell'ultimo speciale uscito questo Febbraio. Il primo fumetto come già detto dedica molto spazio alle dimensioni parallele, occupando sia episodi della serie regolare che fuori serie, ormai entrati nel mito tra i fan - dentro i quali anche io mi incorporo; la serie parla di una terra del futuro, distante duecento anni da noi cronologicamente parlando. Dentro a tale ambientazione si muove Nat, simpatico musone di un detective o meglio un agente speciale dell'Agenzia Alfa.
Il secondo fumetto ha però il pregio di essere ambientato totalmente in un mondo parallelo: alla metà del Novecento un gruppo di alieni chiamati Morb invade la terra. Brad Barron è un biologo che riuscirà non solo a sottrarsi al gioco degli alieni ma anche a sconfiggerli e a farli allontanare dalla Terra. Dopo la serie regolare di 18 numeri lo speciale di Febbraio, il secondo, ha introdotto in modo molto più prepotente il concetto di dimensione parallela: si viene a scoprire che i Morb utilizzano i loro stessi di altre dimensioni per conquistare mondi ospitabili! Idea degna di un re dei mondi paralleli, Philip J. Farmer, autore di Il Fabbricante di Universi e del forse più conosciuto Il Fiume della Vita, fatto film non molto tempo fa con il titolo di Riverworld. L'autore è scoparso proprio in questi giorni.
Accanto a questo filone di dimensioni parallele troviamo un non vastissimo filone di ucronie: storie di epoche differenti e sconosciute che sono realmente delle dimensioni parallele, ma che variano solo per la storia. Già Dylan Dog mi aveva stupito con quell'episodio intitolato proprio Ucronia e possiamo dimenticare forse i libri come La Svastica Sul Sole di Philip K. Dick? Proprio il 2 Marzo ricorre l'anniversario della sua morte, giunto quest'anno al numero 27. Non dimentichiamoci Harry Turtledove e Robert Harris (Fatherland). Inoltre anche da noi in Italia si ha aperto la porta all'ucronia con la trilogia Occidente di Mario Farneti.
Tutto questo per dire cosa? Ci sono due punti che a livello di trama mi hanno fatto pensare: alcuni dicono che l'originalità si è dissolta e che nulla è più creabile, altri invece dicono che non c'è limite alla novità. Non so chi ha ragione ma di due cose sono sicuro: la prima è che basta ascoltare, osservare, percepire e pensare; soprattutto pensare. Non basta starsene al centro di un turbine, di un tornado pretendendo di poter raggiungere le idee se queste sono all'esterno dell'occhio del ciclone. Quindi: percepire, interpretare e reagire. Nulla è eliminabile, un trittico inscindibile senza cui si perde il fine reale di un'azione.
Secondo: le idee, letterarie soprattutto, sono il risultato, a volte, di un'epifania ed altre volte di una fusione. Il pulp come io personalmente lo intendo è un genere che fonde più entità, che unisce, che sovrappone, che integra; l'epifania è più un elemento di genere classico: tragedia, commedia, tragicommedia. Qui se non avevi una forte idea drammatica, tutto svaniva. Ed è così anche per il Pulp, ma lui può permettersi di creare idee come "prendiamo il signore degli anelli e lo facciamo sullo stile di matrix con atmosfere alla Sin City". Ovvero, può parlare in metalinguaggio, può esprimere un concetto con un altro concetto già presente nell'esperienza. Quello che ha fatto Neil Gaiman nell'ultimo libro: prendiamo il Libro della Giungla e mettiamolo in un cimitero. Ed ecco il Graveyard Book. Ecco quindi che il trittico si evolve: percepire, interpretare, soggettivare, riprodurre. E' logico quindi pensare che ogni persona vedrà e reinterpreterà e riprodurrà le cose che vede secondo il proprio punto di vista. Quello che io dicevo nei post precedenti è proprio questo: bisogna scrivere pensando che i propri lettori debbano essere persone a cui non piace il genere. Per fare questo, per adattare il proprio genere a coloro che lo schifano è necessario andare oltre il proprio point of view e cercare di capire anche quello degli altri. Anche nella vita è utile sapere cosa potrebbero pensare gli altri, aniticipare le loro mosse o capirne le motivazioni; non è così facile, ma a volte funziona. Funziona anche perchè si riesce maggiormente a perdonare, a legare, a razionalizzare, a credere, a reggere; insomma migliora a volte il tuo modo di fare, anche senza farlo notare o vedere.
Quindi va bene inserire una propria soggettività nella riproduzione, ma bisogna farlo tenendo conto del punto di vista della maggior parte di colore che non ti leggeranno e che non devono mai trovarsi in qualsiasi punto del libro a chiedersi il classico "ma cos'è sta roba?". Se non se lo chiedono mai e leggono tutto d'un fiato, avete vinto.
Ora qualche piccola cavolata personale: 50 POST! Grazie a coloro che partecipano ogni tanto con dei commenti ed anche a chi mi legge senza commentare. Grazie ai Blog che seguo che m'ispirano e grazie alle persone che ho attorno che fanno lo stesso. Spero di scrivere ancora in Marzo, ma sono impegnato in forti progetti di reinterpretazione e produzione. Quindi, credo avranno la priorità. Ma non mancherò di segnalarvi errori, problemi, necessità di una vita da scrittore (seh, magari! XD).
Umilmente,
Spirito Giovane a.k.a. Daniele

26 febbraio 2009

Influsso XXX° - La Forma dell'Espressione

Scultura di Tom Walker - Shapeshifter
Partiamo da un presupposto fondamentale, a mio parere: ogni corrente di pensiero, intesa come concetti filosofici e/o etico/morali, deve avere un contenitore, soprattutto se questa idea vuole essere condivisa. I problemi in questo tipo di comunicazione sono vari e ampi. Prima di tutto bisogna scegliere come trasportare tale idea; qui si aprono vasti campi: scrittura, musica, teatro, cinema, poesia, fotografia, pittura e chi più ne ha, ne metta. Dopodichè bisognerebbe ragionare sul contesto in cui l'idea galleggia: se il concetto che si vuole esprimere è - esempio stupido - "non drogarti", allora andranno bene i racconti ambientati durante i nostri tempi, in città o quartieri squallor; ma esistono simili racconti a background sportivo, se si vuole parlare di dopping. Insomma, si fa una scelta di background pertinente all'idea trovata. Logico è che non ambienterò un racconti di droga all'interno di un monastero buddista. O si? Un giallo? Un racconto che racconta di uno spacciatore che si nasconde in un monastero buddista e grazie a ciò che impara si converte e diventa una bravissima persona, nonchè monaco? Come vedete la scelta del background alla fine non è così logica o lapalissiana. Dunque, scelta l'idea di fondo, scelto il metodo di comunicazione e scelto lo sfondo per l'idea (quindi anche il genere, se si tratta di narrazione, ndr), ci manca soltanto un elemento imprescindibile, come già osservato: la forma dell'espressione. Prendendo un caso a noi vicino, mettiamo di voler scrivere un racconto fantastico o fantasy. Il nostro concetto filosofico verrà inserito all'interno di un mondo fittizio, un mondo possibile o impossibile, ma verosimile e da lì basterebbe scrivere. Detta così la parte più difficile sembrerebbe l'ideazione: sbagliato, in parte. E' complessivamente tutto difficile: sia l'ideazione che la manifestazione della stessa. Ci sono vari ordini di problemi che ho incontrato, visto che anche io mi sono cimentato in una tale opera di congiungimento fra fantasy e filosofia (intesa come idee, pensiero):
  1. Come inserire i concetti: come punti di vista degli attanti? Come pensiero dei soggetti? Come idee del narratore? O dell'autore?
  2. Dove inserire i concetti: in che punto del libro, in che punto del capitolo o del paragrafo; ma anche in quale luogo diegetico, ovvero punto del racconto: all'inizio, alla fine, in mezzo al punto più dinamico o lontano dalle battaglie/guerre, per esempio.
  3. Quali concetti inserire: solo i nostri o anche quelli di altri punti di vista? Ovvero: guidare il lettore verso la nostra personale visione oppure lasciare aperta l'interpretazione a più punti di vista?
Accanto a questi problemi relazionali tra concetto e racconto, esiste però un altro livello di problemi che è quello tutto formale dello stile:
  1. Che narratore usare? Onniscente od oggettivo? Inserito nel racconto (prima persona) o al di fuori (terza persona)? Di parte o neutrale?
  2. E il tempo? Scriviamo al presente o al passato? Scriviamo del presente o del passato?Uniamo più livelli temporali, oppure lasciamo che la storia fluisca nel suo normale corso cronologico?
  3. E l'ordine dei fatti? Meramente: fabula o intreccio? Ordine dei fatti come sarebbe nella realtà oppure sovrapposizione di eventi non contemporanei?
  4. Come dividiamo poi la storia? Per episodi o per contenuti tematici? La estendiamo su vari capitoli, diversi libri o ad un mero foglio? E come possiamo dunque adagiare la storia su tale divisione? Come spezzettarla?
A tale ultimo problema credo di aver già dato parte di risposta in quel vecchio post sulla suddivisione di uno scritto. Ma restano comunque un mucchio di problemi: i primi tre a cavallo fra la forma del nostro scritto e la forma che dovrebbe avere il contenuto del testo; altri invece direttamente invischiati nel problema dell'espressione, il cosiddetto stile del racconto. Cercherò di analizzarli, magari, uno per uno più in là. Quello che mi preme ora è una visione generale del problema che coinvolge anche un livello di tematica ancora più elevato: quello fra visione dell'autore e visione del lettore. Per ogni opera, per ogni autore, esiste un pubblico di lettori. E non credo affatto a coloro che sostengono di scrivere per se, senza interessarsi ad una pubblicazione: loro stessi, mentre scrivono, hanno comunque in testa almeno un lettore che deve rimanere soddisfatto dell'opera: se stessi. Detto ciò, cosa spinge il lettore a leggere ed essere coinvolto dalla lettura? Prima di tutto bisogna distinguere due generi di opere: quelle che piacciono all'autore ed al lettore e quelle che piacciono all'autore, al lettore ed anche agli altri scrittori. E questo è un punto credo fondamentale: unire critica e pubblico, creare un'opera che si discosti dal genere di alto consumo e bassa qualità (vedi gli Harmony, ndr) ed anche da quelli che hanno altissima qualità, ma una copocchia di spillo per pubblico. L'ideale sarebbe unire medio consumo e media qualità oppure medio consumo ed alta qualità. Il lato del consumo è prettamente della forma dell'espressione; è vero che molta gente afferma che poco le interessa sapere le opinioni di questo o quello scrittore in erba, ma è altrettanto vero che sta allo scrittore nascondere le proprie opinioni in un racconto coninvolgente e scritto in modo comprensibile. Così sfatiamo due miti dello stereotipo fantasy: il fatto che non abbiano contenuto oltre alla storia, ovvero che siano narrative di distrazione, e quello che solo il personaggio può vendere, a dispetto della qualità. L'ultimissimo ordine di problemi su questo fronte è il rapporto con l'editore: autore ed editore devono viaggiare spalla a spalla; oggigiorno anche un autore in erba che fa un buon piazzamento in un concorso riesce a pubblicare qualcosa. Perciò sta anche nella visione concreta del libro l'accattivarsi il pubblico, magari scegliendo adeguata copertina ed interni, un particolare carattere piuttosto che un certo stile d'impaginazione. Questo è possibile soltanto se si ha con l'editore - od oggigiorno con l'editor - un buon rapporto; e se la propria opera può avere oggettivamente riscontro. A mio parere il pubblico da colpire allora non diventerà quello appassionato di Fantasy, quello dei parenti, degli amici o dei sostenitori. Il vero pubblico da acquistare è quello che di Fantasy, o meglio, del genere che volete fare normalmente se ne infischia. Umilmente, Spirito Giovane a.k.a. Daniele

22 febbraio 2009

Intermezzo 15 - Luoghi & Culture Fantastiche

Facciamoci un poco i cavoli miei: in questo febbraio mi sono eclissato dal blog per dedicarmi allo studio e anche per scrivere un poco, oltre che a leggere. Leggo il Silmarillion, scrivo racconti. Inoltre sto mettendo in coda un bel po' di critiche musicali di album da pubblicare sull'altro blog, ora ancora in gestazione: l'idea è quella di scrivere una decina di analisi e poi di pubblicarne una alla volta, cercando nello stesso tempo, quando avrò tempo, di scriverne altre. Inoltre sto valutando ipotesi di partecipazione a concorsi e sto svilluppando idee nuove che mi entusiasmano molto. Oltre a ciò c'è anche l'occupazione più reale del solito del gioco di ruolo cartaceo: si sta cercando fra amici di creare un gruppo che si occupi finalmente e realmente di GDR - il senso di questa frase vedrà luce piena fra un bel po', oppure non lo vedrà. Di poesie per ora non ne pubblico. Non perchè non ne abbia o perchè ogni volta che le pubblico le visite calano drasticamente (XD, non è vero), ma perchè sono personali, forse troppo; o impersonali, anch'esse troppo.
Rimango comunque in ambito fantastico. La lettura del Silmarillion ha suscitato in me nostalgia e amore spassionato per quelle cose che un tempo riempivano il mio hobby fantastico: la creazione linguistica, culturale e geografica (?) delle etnie. In breve: lingua, cultura e (la mitica & immancabile & imprescendibile) mappa. Se devo dire la verità, mi sto esaltando: se all'epoca (cinque, sei anni fa) a stento riuscivo a creare qualcosa graficamente e linguisticamente, ora con le conoscenze accumulate in Università, con il dizionario delle Lingue Elfiche di Tolkien affianco e un po' di aiuto di internet, la questione si fa interessante. Nulla a che vedere con ciò che ha fatto il Maestro: anzi, in realtà sto cercando proprio di mantenere solo qualche struttura di base, di prendere spunto per qualche contenuto ed il resto viene molto differente, a causa anche del fatto che, a differenza di Tolkien, ho ideato prima delle scalette per delle opere e soltanto in seguito mi è parsa ottima l'idea di un concept background socioetnico di razze improbabili. I risultati si vedranno? Non si vedranno? "Non so ma per ora mi piace".
Tutti gli aspetti sono inoltre affrontati anche da Tolkien, il che vuol dire che posso osservare come Lui li affronta a adeguarmi, di conseguenza. Poi sulle mappe: ho ampia esperienza. Mi ricordo un episodio che vi ripropongo e che capitò a me ed ai miei amici. Durante la creazione di una nostra personale ambientazione per D&D, qualcuno ebbe la malsana idea di creare un pianeta da zero perchè un continente era troppo poco, non mi ricordo chi lo propose. Sta di fatto che, durante un summit tra me ed un mio amico proprio per costruire tale mondo, ci si accorse che c'era un enorme problema: incuranti delle proporzioni e delle più basilari leggi fisiche, avevamo tracciato a caso monti, fiumi, laghi, città e quant'altro scoprendo solo più tardi che, in quelle dimensioni, avevamo monti altri circa ventimila metri (?), fiumi grandi quanto lo stretto di Gibilterra a sorgente (chissà al delta quanto erano enormi) e metropoli della grandezza di due New York. Inutile dire che fu tutto risolto con una risata ed un "Ok, forse è meglio mettere da parte l'idea".
A parte questi oscuri aneddoti, dalle mie parti ogni volta che si masterizzava (non un CD, una storia di D&D) i vari Masters utilizzavano spesso mappe ed ambientazioni differenti, a volte inventandosi anche una storia alle spalle, a volte tracciando quattro segmenti in croce; altre appoggiandosi a manuali di ambientazioni creati dalla stessa Wizard of the Coast, la patron di D&D (del quale è uscita la Quarta Edizione poco tempo fa). Sembra che anche gli scrittori si immedesimino un poco in questo ruolo di Dio Padre/Dio Madre/Dio Figlio e creino a piacere mappe, più o meno riuscite. Cito solo alcune: quella di Earthsea, molto interessante e graficamente mediocre nell'edizione dei cinque romanzi uniti; quella di Eragorn/Eldest/Brisinger, che in realtà non ha granchè, risolvendo l'enorme problema dello spazio con un bel gran deserto centrale; quella delle Cronache di Dragonlance, con il Nuovo Mare a forma di Italia (della serie "Paese inutile, sommergiamolo!") e quella della nostrana Licia Troisi. Sopra a tutti gli altri, le mappe di Tolkien: signori credo che siano le migliori, come concezione (anche se so che Tolkien stesso ne ha disegnate alcune formidabili) rispetto alle altre, anche per via del Silmarillion e di altri racconti, che riescono maggiormente ad unire il luogo alla storia, narrando la storia della creazione di quel luogo, piuttosto del passaggio in quel posto del tal personaggio. Così quando nel Signore degli Anelli si entra in Moria, i lettori ignoranti (che non conoscono il resto del mondo di Tolkien) si godono descrizioni e aneddoti di Gandalf mentre quelli che hanno letto ciò che sta dietro a Moria fremono di sapere come è cambiata. A mio parere le cose stanno così.
Per quanto riguarda la creazione di lingue e quindi anche di culture, i problemi non sono pochi. Ho tentato di addentrarmi in territori sconosciuti e di inserire un poco di originalità nelle lingue create e spero di esserci riuscito, anche perchè le lingue che ora come ora si creano per i fantasy raramente hanno una loro dignità al pari dell'Elfico Quenta che è una vera e propria lingua a se stante. C'è da notare come postilla a questo discorso la particolarità dei romanzi di Harry Potter: non hanno mappe e non hanno lingue nuove; il che, da una parte, è giustificato dal fatto che il mondo di Potter è come una realtà parallela al nostro e prende spunto dal mondo reale; d'altra parte, l'assenza di cartine e lingue, ma di culture nuove, rende il lettore inserito maggiormente all'interno del nuovo mondo e conferisce a questo un certo charme dettato dalla curiosità del lettore. E' una soluzione in parte geniale ed in parte necessaria.
L'idea però di mischiare la creazione di culture alla Harry Potter e di lingue e mappe alla Tolkien mi sta allettando: nuovi usi e costumi da una parte e dall'altra luoghi e lingue dalle quali derivano le stesse tradizioni, in una influenza reciproca fra di loro. Immane sforzo; inutile? Solo il tempo lo dirà. A proposito di tempo, in questi giorni ho sentito un augurio tra i più singolari, veritieri e a mio parere migliori: il cantante italiano Nek, in visita al Loft di X Factor ha augurato ai partecipanti di avere tempo per fare. Ottimo augurio, davvero. Spirito Giovane a.k.a. Daniele
Influssi News: SCRITTORI E LETTORI DI FANTASY ITALIANO UNITEVI! Il 12 ed il 13 Aprile (il quarto mese dell'anno, ndr), nella fantomatica ambientazione pseudo medioevale del Castello di Belgioioso (cittadina a pochi chilometri da Pavia), si terrà la seconda edizione fantasy a detta di alcuni siti la più importante in europa! Se qualcuno, oltre all'ironia, è tentato di prendere il suo cavallo e/o carretto e recarsi nella mite e serena città padana, può contattarmi, così formiamo un comitato, visitiamo insieme i 75 stand e magari ci sta anche una cena, dai: ESSAGERRIAMO! Gli orari: la domenica dalle 14 alle 20, il lunedì dalle 10 alle 20. Fatevi sentire!

5 febbraio 2009

Intermezzo 14 - Concorsi Racconti Fantasy

Dopo aver scritto un racconto per il concorso del Duca, personalmente soddisfatto del risultato, ho ripensato un poco a cosa vuol dire partecipare ad un concorso: l'idea di dover cimentarsi in una sfida mi è parsa interessante; anche il fatto di dover sottostare a regole precise è una cosa che non mi ha dato problemi, ma è stata una sfida nella sfida. Poi per caso mi sono imbattuto nel concorso per racconti Fantasy della Società Tolkeniana Italiana:14° Concorso Silmaril. In tale concorso il limite di battute è molto alto e il divieto è quello di allontanarsi dal mondo Tolkeniano, con la possibilità però di ambientarlo prima, dopo o durante la Guerra dell'Anello. L'importante è non stravolgere le vicende narrate dal Re, ovviamente. Spazio anche a racconti ispirati alle mitologie europee. La scadenza è abbastanza ampia ed il premio è di 100€ in buono, da utilizzare per comprare dalla stessa società tolkeniana. Le due cose che mi fanno un poco storcere il naso sono:

4) Ogni autore potrà presentare fino a tre opere. 10) Nessun compenso è dovuto ai partecipanti, che cedono a titolo gratuito i diritti di prima pubblicazione.

Per quanto riguarda il numero di opere, il fatto che uno possa inviarne tre non è un vero e proprio problema: se non sa scrivere inutile che ne invii più di una. Ma i diritti di prima pubblicazione, cederli gratuitamente...bah, diciamo che chi vuole prendere in esame questo concorso dovrà farlo per motivi di vetrina, ovvera per farsi un nome ed un curriculum, cosa non malvagia, diciamocelo. Interessandomi poi ai concorsi mi sono cercato altri luoghi. Uno che ho trovato è 500 gocce d'inchiostro, indetto nell'anno 2007 e nel 2008 anche con la partecipazione della casa editrice Edizioni Domino. Non so se quest'anno faranno un'altra edizione, ma nel caso credo che parteciperò per la particolarità del concorso: solo 500 parole. Che sono, in caratteri, circa 3000-3500 caratteri. Inoltre il target di questo concorso è racconti fantasy o dark-fantasy, sottogenere in cui non mi sono mai cimentato. Andando avanti mi sono imbattuto nei Premi Delos Book. Il primo riguarda Writers Magazine ed è un concorso per poesie e racconti. Il tema è lo sport, ma sono ammessi anche racconti di genere: mi immagino già una mille metri con orchi, elfi, umani, nani e goblin. Il limite è di 10.000 caratteri, si possono inviare qualsiasi numero di copie e, cosa molto importante, i 5€ dell'iscrizione fungono da associazione light alla Delos Book, che prevede uno sconto del 10% su alcuni libri che non è una cosa malvagia (a meno che non siete come me ed avete i genitori con un'edicolonza che vi possono ordinare i libri quasi agratis). Il regolamento lo trovate qui. Altro bando indetto dalla stessa Delos per questanno è il Premio Robot, di carattere fantastico, ovviamente. Limite di 30 cartelle, ovvero 60.000 caratteri; anche qui si può sforare in racconto fantascientifico, fantasy o horror, purchè mantenga il carattere non realistico. Invio entro Ottobre 2009, lunga scadenza: ottimo per chi è a corto di idee! Non ho notate quote d'iscrizione. Iscrizione tipica invece per il terzo concorso della Delos, il Premio Letterario Odissea per romanzi: lo link per completezza, visto che il post s'interessa solo di concorsi su racconti (e poi sfido io a scrivere un romanzo sui 400.000 caratteri in 145 giorni!). Continuando nella ricerca mi sono imbattuto nella beta di Concorsi Letterari, con sezione su poesie e su racconti. Dei molti visionati ve ne segnalo solo uno che ho trovato interessanti, quello indetto da Universi Diversi, gratuito ed anche ottimo per i 12 vincitori, visto che:

usufruiranno di una sistemazione gratuita, per tutta la durata della manifestazione, presso un albergo di Capri scelto dall’organizzazione. Per quanto riguarda il vitto verranno indicati a tutti i concorrenti i luoghi in cui sarà applicato un particolare sconto. Il corso di scrittura, della durata di 4 giorni, tenuto dalla scuola Omero è completamente gratuito. I viaggi di andata e ritorno per l’isola sono a spese dei partecipanti.

Capri è Capri e 30 righe di poesia o racconto sono corte da scrivere. Inoltre se si vince questo. Scadenza 55 giorni da oggi. Ora, concludendo questo primo post sui concorsi, due paroline in generale sui concorsi e su materie inerenti a questi. Prima di tutto credo sia necessario cimentarsi in racconti, per sperimentare; inoltre, come suggerisce spesso il mio maestro parlandomi di composizioni chitarristiche, è intutile comporre qualcosa senza poi tentare di farlo conoscere o senza un fine: un fine può essere proprio un concorso. Anche se si ottiene un secondo o terzo posto, curriculum lo fa sempre, è una cosa in più che si è fatta in vita. Inoltre come avete visto alcuni concorsi sono, come dire, allettanti. Fatto sta che per ogni concorso c'è una giuria insindacabile, che legge e critica il testo, anche con parametri soggettivi. Un mio consiglio è questo: se esistono concorsi a cui partecipare anche con testi non inediti, se credete nel vostro racconto ed avete invito questo ad un concorso, senza risultato, reinviatelo: non è detto che un'altra giuria lo trovi interessante. Magari scriverò qualcosa per questi concorsi o tirerò fuori uno dei racconti scritti e lasciati a macerare nell'hardisk del mio PC. Sarà interessante cimentarsi in alcune di queste prove. Voi che ne dite? Spirito Giovane a.k.a. Daniele
 
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